Un viaggio in Indonesia è un viaggio di contrasti, di colori, di profumi e di emozioni: città caotiche e villaggi immersi nel verde, templi millenari e spiagge tropicali, vulcani, risaie, scimmie dispettose e fondali che sembrano acquari naturali. Ecco il nostro itinerario di 16 giorni tra cultura e natura, avventura e relax.
L’arrivo in Indonesia è stata per noi un’esperienza molto impattante. Appena abbiamo messo piede in questa terra ci siamo resi rende conto di quanto sia diversa da tutto ciò a cui siamo abituati e di quanto sia difficile racchiuderla in una sola definizione.
È il caos delle strade di Java, dove motorini e tuk tuk sembrano muoversi senza regole, ma anche il silenzio delle risaie che si perdono all’orizzonte. È la spiritualità dei templi induisti, i vulcani che dominano il paesaggio, le cascate nascoste nella giungla e i piccoli villaggi dove la vita scorre ancora lentamente.
È il verde intenso di Bali, la sabbia nera di Amed, le acque trasparenti delle Gili e le isole sperdute intorno a Labuan Bajo. È incontrare scimmie dispettose, nuotare accanto alle tartarughe, immergersi tra pesci tropicali e coralli coloratissimi e trovarsi davanti a uno dei leggendari draghi di Komodo.
Ma l’Indonesia è soprattutto un viaggio che non si limita a ciò che si vede.
È un viaggio che si vive con tutti i sensi: nei profumi delle spezie che arrivano dalle cucine dei warung, nei colori delle offerte lasciate davanti ai templi, nel rumore delle onde sulla spiaggia, nel sorriso delle persone incontrate lungo la strada e nella meraviglia che si prova ogni volta che il paesaggio cambia completamente davanti ai nostri occhi.
Un viaggio che ti entra dentro, che ti lascia ricordi indelebili e che, in qualche modo, ti cambia per sempre. Per noi è stato proprio così.

Il nostro itinerario in Indonesia di 16 giorni
In 16 giorni, compresi i tempi di viaggio, abbiamo attraversato una piccola parte di questo immenso arcipelago, scegliendo di concentrarci su alcune delle sue destinazioni più affascinanti: Java, Bali, Gili Meno, Lombok e infine Labuan Bajo, con le isole del Parco Nazionale di Komodo.
Abbiamo cercato di costruire un itinerario il più possibile vario, alternando cultura e natura, avventura e relax: dai templi di Prambanan e Borobudur alle terrazze di riso di Bali, dall’escursione sul vulcano Merapi di Java allo snorkeling con tartarughe e pesci tropicali delle isole Gili e del Parco di Komodo, dalle piccole isole paradisiache fino all’incontro con i draghi di Komodo.
Organizzare un itinerario così articolato non è stato semplicissimo. L’Indonesia è un Paese enorme, formato da migliaia di isole, e gli spostamenti richiedono più tempo di quanto si possa immaginare guardando semplicemente una cartina. Per questo abbiamo dedicato molta attenzione alla pianificazione, cercando di trovare il giusto equilibrio tra le diverse tappe, i trasferimenti e i momenti di relax.
Come abbiamo organizzato il viaggio, cosa abbiamo prenotato prima di partire, quali voli abbiamo scelto, dove abbiamo dormito e quali accorgimenti abbiamo adottato ve li abbiamo raccontati in un post dedicato: Come organizzare un viaggio in Indonesia: il nostro itinerario tra Giava, Bali, isole Gili e Komodo
In questo post vi raccontiamo invece giorno dopo giorno cosa abbiamo visto e fatto durante i nostri 16 giorni in Indonesia, con le nostre impressioni, le esperienze che ci hanno emozionato di più, quelle che ci hanno sorpreso e anche qualche piccola delusione.

Giorno 1 e 2: Malpensa, Jeddah e Jakarta
Siamo partiti da Malpensa con un volo Saudia diretto a Jeddah, dove abbiamo trascorso una notte presso l’Aerotel, comodissimo perché si trova direttamente all’interno dell’aeroporto e ci ha permesso di evitare ulteriori spostamenti e di recuperare qualche ora di sonno.
Le camere dell’hotel sono moderne e funzionali e abbiamo avuto la possibilità di dormire sei ore, più un’ora omaggio. Una soluzione perfetta per spezzare il lungo viaggio senza dover uscire dall’aeroporto.
La mattina successiva abbiamo preso il volo per Jakarta, sempre con la Saudia: dopo circa 10 ore di volo siamo finalmente arrivati in Indonesia.
Il primo hotel prenotato per la notte a Jakarta, lo Yellow Bee Tangerang, l’abbiamo trovato molto basic e non particolarmente curato, con letti piuttosto piccoli per quattro persone. Onestamente, dovendo tornare a Jakarta, non lo sceglieremmo più, anche se è stato semplicemente la nostra base per una notte.
Giorno 3: Yogyakarta e Malioboro Street
Il nostro viaggio in Indonesia comincia con il trasferimento verso l’aeroporto e il volo Batik Air diretto a Yogyakarta, con partenza posticipata alle 13.05.
Arrivati nel nostro hotel, il Gallery Prawirotaman Hotel, dopo aver lasciato i bagagli, abbiamo deciso di non perdere tempo e di uscire subito alla scoperta della città.
Per raggiungere il centro abbiamo scelto un tuk tuk, contrattando un prezzo di 300.000 rupie per andata e ritorno, con destinazione Malioboro Street, la strada più famosa e vivace di Yogyakarta. L’esperienza è a dir poco inquietante ma emozionante al tempo stesso. Il traffico indonesiano sembra non seguire regole precise: moto che spuntano da ogni direzione, macchine che passano praticamente ovunque e sorpassi improvvisi. Il nostro autista si muove nel caos con una tranquillità disarmante, mentre noi ci godiamo il viaggio cercando di capire se stiamo vivendo una corsa o una piccola prova di sopravvivenza!
Appena siamo arrivati, sani e salvi, siamo stati catapultati nel cuore della città: negozi, bancarelle, ristoranti, street food, musica, persone ovunque e un traffico decisamente caotico. È un’esplosione di vita, di colori e suoni nuovi, molto diversa da quello a cui siamo abituati!
È proprio qui, durante questa nostra prima serata, che scopriamo una delle cose che ci sorprenderanno di più dell’Indonesia: quanto si possa mangiare spendendo davvero pochissimo. Non avendo ancora idea di dove mangiare, e sentendoci abbastanza spaesati davanti alla quantità di possibilità sconosciute, per la nostra prima cena scegliamo la soluzione più semplice e familiare: Burger King. E qui arriva la sorpresa: prendiamo quattro menù spendendo in totale appena 7 euro!
È probabilmente il primo momento in cui realizziamo davvero quanto siano bassi, rispetto ai nostri standard, i prezzi in Indonesia. Quattro persone, quattro menù e una spesa che in Italia basterebbe a malapena per una cena veloce per una sola persona. Insomma, un primo assaggio dell’Indonesia… anche se decisamente poco indonesiano!
Dopo aver fatto un altro giro tra le bancarelle e il continuo via vai di Malioboro, siamo rientrati in hotel sempre in tuk tuk. Il Gallery Prawirotaman Hotel è un comodo hotel 4 stelle con piscina, dove torneremmo volentieri.


Giorno 4: Prambanan, Merapi e Borobudur
La giornata inizia con qualche piccolo imprevisto: il nostro driver arriva in ritardo e, visto che il programma è intenso e i tempi iniziano a stringersi, decidiamo di cambiare l’ordine del tour.
1 – Prambanan
La nostra prima tappa è Prambanan, uno dei complessi di templi induisti più importanti e spettacolari dell’Indonesia. Appena arriviamo, ci troviamo davanti a un’enorme area verde nella quale spiccano le imponenti strutture del complesso. Il tempio principale è davvero maestoso e, tutto intorno, si trovano numerosi altri edifici e templi più piccoli che meritano di essere esplorati.
Il driver ci dà qualche informazione storica sul sito e ci spiega come visitarlo al meglio. Per visitarlo con una certa calma ci vuole circa un’ora e mezza. Camminando tra le antiche costruzioni, abbiamo potuto osservare da vicino le decorazioni e i dettagli delle pietre, rendendoci conto di quanto sia grande e affascinante questo luogo. È il primo grande sito religioso del viaggio e ci lascia subito a bocca aperta.
Questo sito è davvero imperdibile! I biglietti li avevamo acquistati per sicurezza dall’Italia, ma la biglietteria è presente appena prima dell’ingresso.
Terminata la visita, siamo ripartiti poi verso la prossima destinazione. Lungo la strada abbiamo potuto iniziare ad ammirare i paesaggi indonesiani, completamente diversi dai nostri: piccoli villaggi, strade trafficate e soprattutto distese di risaie verdi che si susseguono per chilometri.


2 – Jeep Tour sul Merapi
La tappa successiva è stato il Merapi, uno dei vulcani più attivi e conosciuti dell’Indonesia. Per scoprirlo abbiamo prenotato dall’Italia, prima di partire, il Merapi Jeep Tour.
Siamo saliti a bordo di vecchie jeep americane, alcune risalenti addirittura alla Seconda guerra mondiale, perfette per affrontare strade sterrate e percorsi più impegnativi. Durante il percorso ci siamo fermati a vedere il vecchio bunker, costruito come rifugio per la popolazione in caso di eruzione ma ormai in disuso, e poi abbiamo visitato il piccolo museo dedicato alla devastante eruzione del 2010, una delle più drammatiche nella storia recente del vulcano, che provocò la morte di numerose persone.
Il museo è piccolo ma toccante: le foto e gli oggetti esposti aiutano a comprendere quanto il Merapi sia una presenza costante e potente nella vita delle comunità che vivono alle sue pendici.
Alla fine arriva il momento che trasforma definitivamente il tour in un’avventura! La jeep entra nel fiume che scorre vicino e, nel giro di pochi secondi, capiamo che usciremo da lì molto meno asciutti di come siamo entrati. Gli schizzi iniziano a volare ovunque e noi ci divertiamo come bambini. Ma evidentemente mio figlio si sta divertendo ancora più di tutti noi, perché continua a spronare l’autista… fino a convincerlo a fare il percorso per ben tre volte! Il risultato è facilmente immaginabile: completamente fradici, mutande e calze comprese!
Per fortuna, nei negozietti lì vicino troviamo delle magliette a prezzi davvero bassi e possiamo cambiarci e proseguire il viaggio. Asciutti? Diciamo… almeno in parte!


3 – Borobudur
Dopo questa parentesi decisamente movimentata, proseguiamo verso Borobudur, un altro luogo affascinante e suggestivo del viaggio.
Una volta arrivati, abbiamo lasciato la macchina nel parcheggio e, accompagnati dal driver, abbiamo preso la navetta gratuita che ci ha portati fino all’ingresso del sito. Nel prezzo della visita sono compresi anche una bottiglietta d’acqua e un paio di sandali, che devono essere indossati obbligatoriamente durante la visita per evitare di danneggiare la superficie del tempio quando lo si scala fino in cima. Alla fine i sandali si possono tenere: un piccolo ricordo decisamente utile!
La visita si svolge accompagnati da una guida che parla inglese e dura circa un’ora.
Camminare tra le terrazze e le enormi strutture di Borobudur è un’esperienza completamente diversa rispetto a quella vissuta a Prambanan. L’atmosfera è più raccolta e il luogo trasmette una sensazione particolare, quasi di pace, nonostante il continuo arrivo di visitatori. Anche questa tappa è imperdibile se si visita Yogyakarta! Come per Prambanan, anche i biglietti per Borobudur li abbiamo acquistati on line prima di partire.



4 – Chicken Church
L’ultima tappa, suggerita da un’amica, è decisamente insolita: la Chicken Church, uno strano edificio a forma di pollo immerso nella giungla.
Il nome è già tutto un programma, ma dal vivo è ancora più curiosa di quanto immaginavamo. Per il parcheggio abbiamo speso 10.000 rupie, mentre per l’ingresso e la navetta (per raggiungere la chiesa si deve fare una strada molto irta) il prezzo è di 40.000 rupie a persona. Nel prezzo è compreso anche un piccolo snack a base di tapioca al bar della Chicken Church, che si rivela una piacevole sorpresa: buonissimo!
La cosa interessante è che questo edificio, nato originariamente come luogo di preghiera, oggi è diventato un centro culturale e uno spazio aperto alla preghiera di persone appartenenti a diverse religioni. Ma, più che l’edificio in sé, quello che ci colpisce maggiormente è ciò che troviamo una volta arrivati in cima: una vista spettacolare sul paesaggio circostante e sul Vulcano Merapi. Dopo una giornata così intensa, fermarsi qualche minuto a guardare il panorama è quasi il modo perfetto per concludere le visite.
La giornata si è conclusa con una cena semplice ma decisamente soddisfacente presso il ristorante dell’hotel dove iniziamo a scoprire la vera cucina indonesiana: nasi goreng, bebek goreng, dolce e frutta fresca. Tutto buonissimo e, come ormai stiamo iniziando a scoprire, anche qui spendendo davvero pochissimo (circa 25 euro in 4 compreso il dolce).


Giorno 5: Kraton Palace, Kopi Luwak e arrivo a Bali
Dopo la colazione abbiamo preso un tuk tuk e ci siamo diretti verso il Kraton Palace, il palazzo del sultano di Yogyakarta e uno dei luoghi più importanti della città.
Per visitare il palazzo è necessario rispettare alcune regole sull’abbigliamento: bisogna avere i pantaloni lunghi oppure indossare un sarong, che può essere acquistato o noleggiato. Noi abbiamo optato per il noleggio, che costa circa 10.000 rupie a persona.
Il Kraton è un luogo affascinante, dove storia, tradizione e cultura giavanese convivono ancora oggi. In un’ala del palazzo, non accessibile al pubblico, vive il Sultano di Yogyakarta. Negli spazi comuni, si può assistere a piccoli spettacoli di marionette o danze locali, a seconda di quello che offre il programma della giornata e si può passeggiare tra i cortili e gli edifici del complesso.
Terminata la visita, abbiamo deciso con titubanza di provare qualcosa di decisamente più particolare: il famosissimo Kopi Luwak, considerato uno dei caffè più curiosi e pregiati al mondo. Il procedimento che lo rende così particolare è, diciamo, non proprio convenzionale.
I chicchi di caffè vengono ingeriti dallo zibetto delle palme, un piccolo mammifero, e successivamente espulsi dopo essere stati parzialmente digeriti. I chicchi vengono poi raccolti, lavati accuratamente, essiccati e tostati prima di essere utilizzati per preparare uno dei caffè più insoliti e costosi al mondo. Il gusto è particolare, l’esperienza sicuramente interessante… ma dopo averlo assaggiato ci guardiamo e arriviamo tutti alla stessa conclusione: una volta ci basta!
A questo punto è arrivato il momento di salutare Java. Dopo aver recuperato i bagagli in hotel, ci siamo diretti in aeroporto con un transfer per prendere un volo della compagnia Super Air Jet, diretto verso la seconda tappa del nostro viaggio: Bali. L’isola si trova in un fuso orario di un’ora avanti rispetto a Yogyakarta, quindi siamo arrivati che è ormai calato il sole (il sole cala molto presto sia nella stagione secca che in quella delle piogge).
Appena atterrati all’aeroporto Denpasar a Bali ci siamo accorti di quanto quest’isola fosse più turistica, caotica e frenetica di quella di Java. Con il traffico, ci abbiamo messo circa un’ora e mezza a raggiungere Ubud con un transfer prenotato dall’Italia. Le prime tre notti a Bali le abbiamo trascorse presso il Kahayana Suites Ubud, una bella struttura alle porte della città immersa nel verde e con una magnifica piscina dove ci siamo potuti rilassare. Dopo il viaggio e gli spostamenti della giornata, abbiamo deciso di goderci un’ottima cena in hotel, senza pentircene. Ottimo cibo e prezzi sempre bassi!


Giorno 6: Bali – Nung Nung, Beratan, Jatiluwih e Sangeh Monkey Forest
La nostra prima vera giornata a Bali è iniziata con la scoperta dell’entroterra dell’isola, tra paesaggi rigogliosi, cascate, templi e spettacolari terrazze di riso. L’itinerario di questa giornata, così come quello dei giorni successivi, lo abbiamo organizzato insieme al nostro driver Adi, che ci ha accompagnato durante tutta la nostra permanenza a Bali, permettendoci di spostarci comodamente e di scoprire anche gli angoli più lontani dell’isola.
La giornata è iniziata presto e si è rivelata intensa, ma davvero ricca di esperienze: quattro tappe molto diverse tra loro, che ci hanno permesso di conoscere alcuni dei paesaggi più suggestivi dell’entroterra balinese.
1- Nung Nung Waterfalls
La prima tappa della giornata sono state le Nung Nung Waterfalls, tra le cascate più suggestive di Bali. L’ingresso costa 30.000 rupie per gli adulti e 20.000 rupie per i bambini, a cui si aggiungono 5.000 rupie per il parcheggio. Il pagamento è possibile esclusivamente in contanti, quindi è meglio avere qualche banconota a portata di mano. Per raggiungere le cascate bisogna mettere in conto anche un po’ di fatica: il sentiero è composto da tantissimi gradini, inizialmente tutti in discesa. Il problema è che, dopo essersi goduti la cascata, bisogna naturalmente affrontarli di nuovo… questa volta in salita!
Alcuni gradini sono piuttosto alti e l’umidità rende il percorso facilmente scivoloso, soprattutto avvicinandosi alla cascata. Nulla di impossibile ma consigliamo scarpe comode e con una buona aderenza, meglio ancora se da trekking.
La fatica, però, viene ampiamente ripagata una volta arrivati a destinazione. Qui troviamo due cascate, una più piccola e una decisamente più imponente, con l’acqua che precipita con grande forza nella piscina naturale sottostante. L’atmosfera è spettacolare: la vegetazione verdissima, il rumore assordante dell’acqua e l’aria fresca rendono questo angolo di Bali davvero suggestivo.
Dopo esserci goduti un po’ il panorama, ci siamo rimessi in cammino il cammino verso la tappa successiva.

2 – Beratan Temple
La nostra seconda destinazione è stata il Beratan Temple, uno dei templi più scenografici di Bali. Il tempio sorge direttamente sul lago Beratan ed è circondato da un grande parco curato e ricco di vegetazione. L’insieme è davvero piacevole da esplorare e, soprattutto, offre tantissimi scorci perfetti per le fotografie. Passeggiando abbiamo incontrato diversi punti panoramici e alcune installazioni decisamente particolari e a nostro avviso un po’ troppo kitsch. C’è anche una piccola area dedicata agli animali, dove si trovano conigli, cavie e persino un luwak (l’animaletto del famoso caffè).
Il biglietto d’ingresso costa 100.000 rupie e, fortunatamente, qui abbiamo potuto pagare anche con la carta. Per visitare il complesso non è necessario indossare il sarong,
Dopo aver passeggiato nel parco e scattato qualche foto, siamo ripartiti alla volta delle famosissime risaie di Jatiluwih.

3 – Jatiluwih Rice Terraces
Una delle tappe imperdibili di Bali sono le spettacolari Jatiluwih Rice Terraces, una delle immagini più iconiche dell’entroterra balinese e, dal 2012, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
L’ingresso costa 300.000 rupie per 4 persone e permette di accedere alla vasta area delle terrazze di riso, attraversata da diversi sentieri di trekking. I percorsi sono contraddistinti da colori differenti e variano per lunghezza e durata, permettendo di scegliere quello più adatto al tempo e alle energie a disposizione.
Noi abbiamo deciso di non farci mancare nulla e abbiamo scelto il percorso blu, quello più lungo. La scelta si è rivelata assolutamente azzeccata. Camminare tra le risaie è un’esperienza incredibile: davanti a noi si susseguono infinite terrazze verdi, modellate lungo i fianchi delle colline, con piccoli sentieri e corsi d’acqua che attraversano il paesaggio. In alcuni punti sembra davvero di trovarsi dentro una cartolina.
Il bello di questo trekking è che il panorama cambia continuamente. Ad ogni curva si apre una prospettiva diversa e viene voglia di fermarsi continuamente per scattare una fotografia. Ogni tanto si incontra qualche contadino al lavoro e all’inizio a alla fine del percorso si trovano piccoli warung che vendono frutta o snack locali.
A metà percorso troviamo anche una grande altalena gratuita, affacciata direttamente sulle risaie. Naturalmente impossibile non salirci: con un panorama del genere, è praticamente impossibile resistere!
Dopo aver completato il trekking, ci siamo fermati a comprare banane essiccate e cocco, perfetti per recuperare un po’ di energie, e ci siamo goduti uno spuntino con vista sulle risaie.


4 – Sangeh Monkey Forest
Per l’ultima tappa abbiamo accolto il suggerimento del nostro driver e abbiamo deciso di evitare la famosa Monkey Forest di Ubud e di optare per la Sangeh Monkey Forest, decisamente più tranquilla e meno affollata. L’atmosfera è molto rilassata e i turisti meno numerosi, così possiamo passeggiare nella foresta e goderci i nostri incontri con le dispettose scimmie con più tranquillità. L’ingresso per quattro persone costa 300.000 rupie e comprende anche una bottiglietta d’acqua e un piccolo sacchetto di cibo da dare alle scimmie.
Abbiamo già avuto modo di incontrare le scimmie a Mauritius, Gibilterra e in Marocco e una cosa l’abbiamo imparata: sono animali tanto carini quanto imprevedibili. La loro curiosità può trasformarsi facilmente in qualche dispettoso tentativo di furto: occhiali, cappelli, borse e altri oggetti possono diventare irresistibili per loro. E, se qualcosa attira particolarmente la loro attenzione, non si fanno certo problemi a saltare addosso ai visitatori. Meglio quindi mantenere sempre un po’ di prudenza e non sottovalutarle! Per questo motivo lungo il percorso sono presenti diversi guardiani, pronti a intervenire quando qualche scimmia diventa un po’ troppo intraprendente.
Dopo i nostri simpatici incontri ravvicinati con le scimmie, siamo tornati in hotel stanchi, ma decisamente soddisfatti. Abbiamo concluso la giornata con un po’ di meritato relax in piscina e un’ottima cena presso il nostro hotel.

Giorno 7: Bali – Tegallalang, Tirta Dawa, Tanah Lot e Uluwatu
Questa si è rivelata senza dubbio la giornata più intensa e stancante del nostro soggiorno a Bali. Il nostro driver ci aveva avvertito: la zona che avremmo attraversato è molto trafficata e gli spostamenti possono richiedere parecchio tempo. Nonostante questo, non abbiamo voluto rinunciare a due dei luoghi più iconici dell’isola: Tanah Lot e Uluwatu, due templi spettacolari affacciati sull’Oceano e protagonisti di alcune delle immagini più famose di Bali.
1 – Tegallalang Rice Terraces
Prima di raggiungere la costa, iniziamo la giornata con la visita alle Tegallalang Rice Terraces, una delle aree di risaie terrazzate più conosciute di Bali e inserite nel paesaggio culturale riconosciuto dall’UNESCO. L’ingresso per quattro persone costa 206.000 rupie e può essere pagato comodamente con carta.
Rispetto alle risaie di Jatiluwih, Tegallalang ci appare subito molto più turistica e commerciale. Qui, oltre alle terrazze di riso, troviamo infatti numerose attrazioni pensate per i visitatori: dalle immancabili altalene sospese sul paesaggio ai punti fotografici più scenografici, dalla possibilità di indossare abiti tradizionali balinesi fino alle zip-line. È un’esperienza quindi molto diversa da quella vissuta a Jatiluwih, decisamente più immersa nella natura e meno orientata al turismo.
Questo non significa, però, che Tegallalang non meriti una visita. Anzi, noi ci siamo dedicati solo al trekking e abbiamo scoperto un percorso davvero piacevole, che si addentra nella foresta alternando tratti ombreggiati a passaggi tra le terrazze coltivate.
Il percorso è molto diverso da quello affrontato il giorno precedente a Jatiluwih: lì avevamo camminato per ore su un tracciato pressoché pianeggiante, circondati quasi esclusivamente dalle immense distese di riso; qui, invece, il sentiero è più breve e movimentato, con diversi saliscendi e continui cambi di paesaggio tra la vegetazione e le terrazze.
Se avete tempo, secondo noi meritano entrambe le risaie. Se avete poco tempo, secondo noi meritano più le Jatiluwih Rice Terraces.


2 – Pura Tirta Dawa
La seconda tappa è stata il Pura Tirta Dawa, un piccolo tempio che abbiamo trovato quasi per caso lungo il percorso. Non era infatti una delle visite che avevamo programmato, ma ci siamo lasciati incuriosire dalla possibilità di scoprire un luogo meno conosciuto e, proprio per questo, ancora lontano dall’atmosfera più turistica di alcuni dei templi più celebri di Bali.
Il tempio è legato soprattutto all’acqua e ai rituali di purificazione, una pratica molto importante nella tradizione induista balinese. Qui abbiamo avuto la possibilità di osservare da vicino alcune delle attività legate alla spiritualità locale e di vedere come l’acqua sia stata considerata un elemento sacro, utilizzato nei rituali per purificare il corpo e lo spirito.
Presso il tempio è anche possibile partecipare ad uno di questi rituali, ma noi abbiamo scelto di limitarci alla visita che, anche se breve, ci è piaciuta proprio per la sua semplicità e per l’atmosfera più raccolta che abbiamo trovato. Rispetto ai luoghi più famosi dell’isola, abbiamo avuto la sensazione di essere entrati in uno spazio ancora maggiormente legato alla vita religiosa locale, piuttosto che in una semplice attrazione turistica.
L’ingresso è costato 200.000 rupie per quattro persone. Anche in questo caso non abbiamo dovuto preoccuparci di portare il sarong: il tempio ce lo ha fornito direttamente e il costo è stato compreso nel biglietto d’ingresso.

3 – Tanah Lot
La tappa successiva è stata Tanah Lot, uno dei luoghi più iconici e fotografati di Bali. Il celebre tempio è stato costruito su una formazione rocciosa direttamente sul mare e, soprattutto al tramonto, offre degli scenari suggestivi. Noi l’abbiamo raggiunto in mattinata, una scelta obbligata per poter visitare anche l’altro celebre tempio dell’isola, Uluwatu, al tramonto.
L’ingresso è costato 50.000 rupie a persona e il pagamento è stato possibile in contanti. Dopo aver superato l’ingresso, abbiamo attraversato una lunga area commerciale caratterizzata da numerose bancarelle e piccoli negozi, dove abbiamo trovato souvenir, artigianato locale, abbigliamento e diversi prodotti tipici.
Quando siamo arrivati, abbiamo trovato la bassa marea, che ha reso sicuramente meno scenografica l’immagine del tempio principale, arroccato sulla roccia e circondato dall’oceano. D’altra parte, il livello dell’acqua più basso ci ha permesso di avvicinarci maggiormente alle formazioni rocciose e di osservare più da vicino questo particolare tratto di costa. Nella stessa area abbiamo potuto ammirare anche alcuni altri templi e santuari, compresi nel biglietto d’ingresso.
Non è possibile entrare all’interno del tempio, ma lo abbiamo ammirato dall’esterno, apprezzando il contrasto tra la roccia scura, la vegetazione e il blu dell’oceano.
Al di là della zona delle bancarelle, decisamente più turistica, Tanah Lot è stato comunque uno dei templi più scenografici che abbiamo visto a Bali.


4 – Uluwatu e la danza Kecak
L’ultima tappa della giornata è stata il tempio di Uluwatu, situato all’estremo sud dell’isola. Da Tanah Lot la distanza è stata notevole e, soprattutto, il traffico intenso della zona ha reso il trasferimento piuttosto lungo. Per questo abbiamo impiegato parecchio tempo per raggiungerlo, ma siamo comunque arrivati in tempo per uno dei momenti più attesi della giornata: il tramonto.
L’ingresso è costato 60.000 rupie a persona, a cui si sono aggiunte 4.000 rupie per il parcheggio. Anche qui abbiamo potuto pagare esclusivamente in contanti.
Il tempio è stato costruito su una spettacolare scogliera a picco sull’oceano e, una volta arrivati, abbiamo capito che la lunga attesa nel traffico era valsa la pena. La vista sul mare, soprattutto con il sole che ha iniziato a scendere verso l’orizzonte, è stata davvero spettacolare. Le scogliere, l’oceano e la luce calda del tramonto hanno creato uno degli scenari più suggestivi che abbiamo visto durante il viaggio.
Qui, però, il driver ci ha consigliato di prestare molta attenzione alle scimmie. Rispetto a quelle incontrate a Sangeh, queste sono decisamente più dispettose e aggressive. Abbiamo quindi tenuto ben stretti telefoni, occhiali e altri oggetti, evitando di lasciare qualcosa alla loro portata.
Presso il tempio di Uluwatu si può assistere alla Kecak Dance, una delle esperienze più caratteristiche e suggestive da vivere a Bali. Si tratta di uno spettacolo di danza e teatro balinese, dove la musica non è eseguita da un’orchestra ma da un coro di circa 70 uomini che, per quasi un’ora,esegue all’unisono una sorta di canto ritmico e ipnotico, creando la colonna sonora dello spettacolo mentre gli attori raccontano la storia attraverso la danza e la recitazione, suddivisa in diversi atti.
La parte finale ha incluso anche un suggestivo spettacolo con il fuoco, che ha reso la conclusione della rappresentazione ancora più scenografica.
Lo spettacolo è stato molto particolare e ci è piaciuto soprattutto per la sua ambientazione, in un piccolo anfiteatro con vista sul mare.
In estate abbiamo trovato due spettacoli, alle 18:00 e alle 19:00, ma entrambi sono stati molto affollati. Se avete intenzione di assistere alla Kecak Dance, è quindi consigliabile prenotare i biglietti online in anticipo (lo spettacolo non è compreso nel prezzo di ingresso al tempio), soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.
La parte più faticosa della giornata, però, è arrivata dopo lo spettacolo: tornare a Ubud. Eravamo ormai stanchissimi dopo una giornata così intensa e il traffico ci ha fatto impiegare più di un’ora e mezza per rientrare.
Col senno di poi, questo è stato probabilmente il nostro errore tattico in fase di organizzazione dell’itinerario. Se dovessimo rifare il viaggio, dopo una giornata dedicata alla zona sud dell’isola non torneremmo a dormire a Ubud: avremmo sicuramente previsto una notte nel sud di Bali, così da evitare il lungo trasferimento serale e goderci la serata con molta più tranquillità.


Giorno 8: Bali – Argento, Tirta Empul e Bali orientale
1 – L’argento della UC Jewelry
La giornata è cominciata con una tappa che non avevamo inizialmente previsto nel nostro itinerario. Avendo sentito parlare della tradizione della lavorazione dell’argento a Bali, abbiamo chiesto al nostro driver Adi di accompagnarci in un laboratorio dove poter vedere da vicino questa antica arte e, magari, acquistare qualche piccolo ricordo del viaggio.
È stato proprio lui a portarci alla UC Jewelry, un laboratorio e showroom specializzato nella lavorazione dell’argento. La visita ci ha permesso di vedere direttamente gli artigiani al lavoro, intenti a realizzare e rifinire i gioielli, prima di entrare nell’enorme showroom, dove abbiamo trovato un’infinita varietà di creazioni in argento.
I prezzi non sono affatto bassi, ma la qualità è ottima e vengono rilasciate le certificazioni di autenticità delle pietre dei gioielli.
All’interno abbiamo trovato anche un piccolo museo, dove è stato esposto un pezzo davvero impressionante: un enorme drago interamente realizzato in argento, la cui lavorazione ha richiesto ben cinque anni. Le dimensioni e la quantità di dettagli dell’opera ci hanno lasciato davvero a bocca aperta e ci hanno permesso di apprezzare ancora di più la complessità e la cura necessarie per lavorare questo materiale.

2 – Tirta Empul
La nostra giornata è proseguita verso il Tirta Empul Temple, uno dei luoghi più importanti di Bali per la pratica dei rituali di purificazione. Il complesso è famoso soprattutto per le sue sorgenti d’acqua sacra, che alimentano le vasche utilizzate dai fedeli durante le cerimonie.
L’ingresso è costato 75.000 rupie a persona e abbiamo pagato in contanti. Per accedere al tempio abbiamo dovuto indossare il sarong, mentre alle donne con i capelli lunghi è stato richiesto di raccoglierli, secondo le regole previste per l’ingresso nel complesso sacro.
Dopo la visita abbiamo ripreso la strada verso la parte orientale dell’isola e, chilometro dopo chilometro, il paesaggio è cambiato completamente. Ci siamo lasciati alle spalle il traffico e le zone più turistiche e abbiamo attraversato piccoli villaggi, distese di verde e paesaggi molto più rurali, incontrando scorci di vita quotidiana che ci hanno mostrato un lato di Bali più tranquillo e autentico.
Durante il tragitto abbiamo attraversato anche la zona del Monte Agung, il vulcano più alto di Bali e l’unico vulcano dell’isola considerato ancora attivo. Con i suoi 3.031 metri di altezza, domina il paesaggio circostante ed è considerato una montagna sacra nella tradizione induista balinese.

3 – Pura Besakih
La tappa successiva è stata il Besakih Temple, conosciuto anche come il “Tempio Madre” di Bali. Si è trattato di una delle visite più interessanti della giornata e di uno dei complessi religiosi più importanti dell’isola. Il tempio è stato costruito sulle pendici del Monte Agung, il vulcano più alto di Bali, a circa 1.000 metri di altitudine, in una posizione spettacolare che ha reso l’intero complesso ancora più suggestivo.
Nel corso della sua storia, il complesso è stato più volte interessato dalle eruzioni del Monte Agung e ha subito importanti danni, ma la sua grande importanza religiosa ha fatto sì che venisse continuamente restaurato e ricostruito. Ancora oggi alcuni interventi hanno previsto l’utilizzo della lava e della pietra vulcanica provenienti dallo stesso Monte Agung, creando un legame ancora più forte tra il tempio e il vulcano che lo sovrasta.
Più che di un singolo tempio, il Pura Besakih è un enorme complesso formato da numerosi templi e santuari, distribuiti lungo il pendio della montagna. Ancora oggi il Besakih ha rappresentato uno dei principali luoghi di culto dell’induismo balinese e, durante la visita, abbiamo potuto percepire quanto questo luogo sia ancora profondamente legato alla spiritualità locale.
Per la visita alle aree del complesso non destinate alla preghiera è necessaria una guida locale (compresa nel prezzo), che ci ha accompagnato tra i diversi edifici e ci ha spiegato la storia e il significato dei principali luoghi di culto. Abbiamo così potuto visitare diversi templi, tra cui il cosiddetto Tempio del Drago, risalente all’VIII secolo, oltre ad altri importanti edifici religiosi caratterizzati dalle tipiche architetture balinesi, dalle alte torri e dai numerosi elementi decorativi.
Una piccola nota pratica che ci sentiamo di condividere riguarda le offerte floreali e l’incenso. Durante la visita ci sono state proposte alcune offerte a pagamento, presentandole come necessarie per la visita. In realtà, se non si desidera partecipare al rituale, non è obbligatorio acquistarle. È quindi bene saperlo in anticipo per evitare di sentirsi in qualche modo obbligati a comprarle.
L’ingresso è costato 150.000 rupie a persona e abbiamo potuto pagare comodamente con la carta.


4 – Sibetan e Tirta Gangga
Proseguendo verso nord abbiamo fatto una breve sosta panoramica tra le risaie di Sibetan, una zona bellissima, verde e tranquilla, famosa anche per la coltivazione dello snake fruit, esportato in altre isole e Paesi vicini. Qui i turisti sono pochissimi, probabilmente anche perché per arrivare servono circa due ore.
Siamo arrivati così all’ultima tappa della giornata: il Tirta Gangga, il cui nome significa letteralmente “Acqua del Gange”. Dopo una giornata intensa tra templi e paesaggi vulcanici, abbiamo raggiunto questo elegante complesso immerso nel verde, che ci ha regalato un’atmosfera completamente diversa e decisamente più rilassante.
Il Tirta Gangga è caratterizzato da un susseguirsi di vasche, fontane, statue e giardini, con l’acqua come elemento protagonista. In alcune delle grandi vasche si trovano enormi pesci, che si avvicinano numerosi ai visitatori in cerca di cibo. Camminare tra i giardini e attraversare i piccoli ponti che hanno collegato le diverse aree del complesso è stato particolarmente piacevole.
Abbiamo anche raggiunto la torre panoramica, dalla quale abbiamo potuto godere di una bella vista sul paesaggio circostante. Dall’alto abbiamo ammirato il verde delle campagne e le risaie che hanno ricoperto le colline, creando un panorama davvero suggestivo.
L’ingresso è costato 90.000 rupie a persona e abbiamo potuto pagare comodamente con la carta.


5 – Arrivo ad Amed
Per l’ultima notte a Bali non siamo rientrati ad Ubud, ma ci siamo spostati a nord dove abbiamo soggiornato presso l’Hidden Paradise Cottages, ad Amed. Non avremmo potuto scegliere un posto migliore per concludere il nostro soggiorno sull’isola. La struttura ci è sembrata fin da subito un piccolo paradiso immerso nella vegetazione, con giardini curatissimi, una bella piscina e un accesso diretto alla spiaggia nera.
Appena arrivati, siamo stati accolti con un cocktail di benvenuto servito nel ristorante della struttura, affacciato direttamente sul mare. La posizione è stata davvero spettacolare e abbiamo così deciso anche di fermarci qui anche a cena: abbiamo cenato praticamente in riva all’oceano, accompagnati dal rumore delle onde e da un’atmosfera incredibilmente rilassante. Abbiamo mangiato ottimo pesce fresco a prezzi davvero convenienti.
Amed ci ha colpito anche per il suo fondale marino. La spiaggia è caratterizzata dalla tipica sabbia nera di origine vulcanica e le acque della zona sono particolarmente ricche di vita marina, grazie alla presenza di numerosi coralli. Per questo Amed è considerata una delle zone più interessanti di Bali per snorkeling e immersioni.
La cosa che ci ha incuriosito di più è stata scoprire che non era necessario allontanarsi molto dalla riva per iniziare a vedere la vita sottomarina: già vicino alla spiaggia i nostri figli hanno avvistato numerosi pesci e una tartaruga marina.
Questa informazione ci ha fatto cambiare completamente i programmi per il giorno successivo. Avevamo previsto di lasciare Amed la mattina presto, ma abbiamo pensato che sarebbe stato un vero peccato trovarci in uno dei punti migliori dell’isola per osservare la vita marina e le tartarughe e non approfittarne. Così abbiamo deciso di modificare l’itinerario e regalarci un’ultima esperienza in mare prima di salutare definitivamente Bali.


Giorno 9: snorkeling ad Amed e partenza per Gili Meno
La mattina ci siamo svegliati presto. Avremmo dovuto visitare il famosissimo Lempuyang Temple, famoso per l’iconica fotografia con lo specchio (per la quale servono ore di coda), ma abbiamo deciso di rinunciare alla foto per dedicarci allo snorkeling.
Ci siamo accordati direttamente con il diving dell’hotel e con una barca ci siamo spostati in una zona vicina dove abbiamo visto tantissime tartarughe, enormi stelle marine blu, pesci tropicali di ogni tipo e bellissimi coralli. Un’esperienza fantastica.
Verso le 11 abbiamo lasciato Amed e ci siamo spostati verso il porto di Padang Bai, dove nel pomeriggio, dopo aver salutato il nostro driver Adi, abbiamo preso il fast boat per raggiungere Gili Meno. Il viaggio è partito con un po’ di tipico ritardo indonesiano, probabilmente a causa della marea. Arrivati a Gili Trawangan abbiamo cambiato imbarcazione e, con un piccolo motoscafo, abbiamo raggiunto Gili Meno in pochi minuti.
Per Gili Meno abbiamo scelto il Kura Kura Resort, una piccola struttura con piscina a gestione familiare vicino al molo e direttamente sulla spiaggia.
Dopo un giro sulla piccola isola, abbiamo cercato un posto per cenare e la nostra scelta è ricaduta sul Tika Warung, dall’altra parte dell’isola, un piccolo locale direttamente sulla sabbia che ci ha grigliato il pescato del giorno a prezzi bassissimi.

Giorno 10: Gili Meno – Tartarughe, snorkeling e tramonto
Dopo i ritmi piuttosto intensi dei giorni precedenti, abbiamo deciso di dedicare questa giornata a Gili Meno al relax, al mare e, soprattutto, alla ricerca delle tartarughe. È stata una pausa di cui avevamo proprio bisogno: una giornata senza programmi troppo impegnativi, che ci ha permesso di rallentare, goderci l’isola e ricaricare le batterie in vista dei giorni successivi.
Gili Meno ci è sembrata fin da subito piccola e tranquilla e, soprattutto, completamente senza automobili. Per spostarci abbiamo camminato (oppure si possono noleggiare biciclette), mentre il mezzo di trasporto più caratteristico dell’isola è il tradizionale calessino trainato dai cavalli. Abbiamo visto anche diversi locali spostarsi con i più moderni motorini elettrici.
La mattina abbiamo passeggiato fino al santuario delle tartarughe, un piccolo centro dedicato alla loro tutela, dove sono stati protetti i nidi e dove abbiamo avuto la possibilità di vedere alcune tartarughine appena nate prima del loro rilascio in mare. È stato un incontro tenerissimo e ci ha fatto subito capire quanto le tartarughe siano diventate una presenza importante sull’isola.
Dopo la visita ci siamo sistemati nella vicina spiaggia, dove abbiamo affittato quattro lettini per 350.000 rupie. Da quel momento abbiamo finalmente staccato la spina: niente corse, niente trasferimenti e nessuna tabella di marcia. Solo mare, sole e un po’ di meritato riposo.
Abbiamo trascorso gran parte della mattinata facendo snorkeling proprio davanti alla spiaggia e la sorpresa più bella è stata scoprire quanto il mare fosse ricco di vita. Abbiamo nuotato tra numerosi pesci tropicali e, soprattutto, abbiamo avuto la fortuna di avvistare diverse tartarughe marine, che hanno nuotato proprio a poca distanza dalla riva. Vederle muoversi tranquillamente nel loro ambiente naturale è stata senza dubbio una delle esperienze più belle della giornata.
Una piccola nota pratica: per entrare in acqua è stato molto utile avere delle scarpette da scoglio. In alcuni punti, infatti, abbiamo trovato coralli morti proprio vicino alla riva e camminare a piedi nudi è stato tutt’altro che piacevole.
Nel pomeriggio abbiamo deciso di esplorare l’altra parte dell’isola e ci siamo spostati verso il lato opposto, dove abbiamo raggiunto il sunset point. Qui ci siamo semplicemente goduti il panorama e abbiamo aspettato il tramonto con uno smoothie all’Hello Warung & Bar. Dopo giornate così intense, anche solo stare seduti davanti al mare e guardare il sole scendere lentamente all’orizzonte ci è sembrato un piccolo lusso.
La sera abbiamo concluso la giornata con una cena al Mahamaya, un ristorante direttamente sulla spiaggia, dall’atmosfera più elegante rispetto ai locali che avevamo frequentato durante il resto del viaggio. Il servizio è stato curato, i piatti ci sono piaciuti molto e, nonostante la location e l’ambiente più raffinato, i prezzi sono stati, almeno per noi, assolutamente abbordabili (abbiamo speso circa 35 euro in 4).
È stata una giornata completamente diversa dalle precedenti, fatta di poche cose ma proprio per questo ancora più piacevole. Il relax, il mare e l’incontro con le tartarughe ci hanno rigenerato e ci hanno dato la carica per affrontare con nuove energie i giorni successivi del viaggio.


Giorno 11: Da Gili Meno a Labuan Bajo
Alle 9:00 abbiamo salutato Gili Meno e siamo saliti su un motoscafo prenotato dall’Italia e diretto a Lombok. In poco tempo abbiamo raggiunto l’isola e, una volta sbarcati, abbiamo proseguito in macchina con un transfer verso l’aeroporto, attraversando una parte di Lombok prima di raggiungere il nostro volo verso l’isola di Flores, la nostra vera meta.
Il primo impatto con Lombok è stato molto diverso da quello avuto con Bali. L’isola ci è apparsa più tranquilla e meno caotica, con una vegetazione rigogliosa, piccoli villaggi e lunghi tratti di costa caratterizzati da spiagge bellissime. Durante il tragitto abbiamo attraversato zone rurali e incontrato scene di vita quotidiana lontane dai luoghi più turistici. E, come spesso ci è capitato durante il viaggio, non sono mancate le sorprese: lungo la strada abbiamo incontrato anche alcune scimmie. Abbiamo messo Lombok nella nostra wishlist per un viaggio futuro!
Arrivati in aeroporto, abbiamo preso un piccolo aereo della Wings Air diretto a Labuan Bajo, sull’isola di Flores. Il volo è stato breve e ci ha portato in una parte completamente nuova dell’Indonesia, molto diversa dalle isole che avevamo visitato fino a quel momento.
Una volta atterrati a Labuan Bajo, abbiamo trovato ad aspettarci il transfer organizzato dall’Hotel Zasgo, dove abbiamo soggiornato. Non abbiamo perso tempo: dopo aver lasciato i bagagli in hotel, ci siamo subito fatti accompagnare dal driver dell’hotel a Bukit Sylvia, uno dei punti panoramici più conosciuti della zona e uno dei luoghi migliori per ammirare il tramonto.
Dall’alto abbiamo avuto una splendida vista sulle colline e sulle numerose baie che hanno caratterizzato la costa di Labuan Bajo. Con il sole che è lentamente sceso all’orizzonte, il paesaggio si è tinto di colori caldi e abbiamo avuto il nostro primo assaggio della bellezza di Flores e del Parco Nazionale di Komodo.
La sera abbiamo cenato in hotel e, soprattutto, abbiamo dedicato un po’ di tempo alla prenotazione delle escursioni in barca per i due giorni successivi. Volevamo vivere questa parte del viaggio nel modo più completo possibile e abbiamo quindi optato per una barca privata con guida privata, per gestire con maggiore libertà gli spostamenti e le varie tappe. Per una barca privata per 2 giorni, la guida, il pranzo, l’acqua e gli snack abbiamo speso complessivamente 6.000.000 di rupie, circa 300 euro. La presenza della guida è stata obbligatoria, ma nel nostro caso si è rivelata anche molto utile per organizzare al meglio le giornate e gestire gli spostamenti tra le diverse isole e i punti per lo snorkeling.

Giorno 12: Sabolo e Bidadari island
La nostra prima escursione in barca da Labuan Bajo ci ha portato alla scoperta di due piccole isole, una più bella dell’altra: Sabolo Island e Bidadari.
1 – Sabolo Island
La prima tappa è stata Sabolo Island, dove si trova il Le Pirate Resort, l’unica struttura ricettiva dell’isola, riservata esclusivamente agli adulti. La nostra barca non ha potuto raggiungere direttamente la spiaggia e, per arrivare a riva, ci siamo quindi dovuti tuffare direttamente in acqua.
Una volta immersi, abbiamo capito immediatamente che ne era valsa la pena. Il mare è stato incredibilmente limpido e il reef ci ha regalato uno dei primi grandi incontri con la fauna marina di questa parte dell’Indonesia. Abbiamo nuotato accanto a piccoli squali, abbiamo avvistato una tartaruga e siamo stati circondati da tantissimi pesci tropicali dai colori vivaci. Il fondale, ricco di coralli, è stato davvero spettacolare e ci ha fatto venire voglia di rimanere in acqua il più a lungo possibile.
2 – Bidadari Island
Dopo lo snorkeling abbiamo ripreso la barca e abbiamo raggiunto Bidadari, un’isola completamente diversa. Qui abbiamo trovato un luogo abbastanza deserto, senza grandi strutture turistiche e soprattutto senza la folla che abbiamo incontrato in altre destinazioni. Ad accoglierci c’è stata una spiaggia di sabbia bianchissima, lambita da un mare trasparente dalle sfumature turchesi.
Qui è possibile rilassarsi sulla spiaggia all’ombra delle piante oppure continuare con lo snorkeling direttamente dalla riva. Naturalmente abbiamo optato per entrambe le possibilità e anche qui il mare ci ha sorpreso: abbiamo visto numerosi pesci tropicali, splendidi coralli e persino un pesce scorpione, perfettamente mimetizzato tra il fondale.
Abbiamo mangiato direttamente sulla spiaggia, dove abbiamo potuto scegliere tra un cestino con pasto a base di pesce oppure di pollo. Non ci sono né ristoranti né bar, niente tavoli eleganti: solo la spiaggia di sabbia bianchissima, il mare e il pranzo preparato per l’escursione. Un’esperienza semplice, ma proprio per questo particolarmente piacevole.
Nel pomeriggio abbiamo ripreso la barca e siamo rientrati a Labuan Bajo verso le 15:30. Dopo una giornata così intensa, abbiamo deciso di concederci qualche ora di relax nella piscina panoramica dell’hotel, godendoci ancora una volta il tramonto sulla baia.
La sera abbiamo fatto una passeggiata per Labuan Bajo e, dopo diversi giorni trascorsi a mangiare piatti indonesiani spesso speziati, abbiamo deciso di cambiare completamente cucina e provare la pizzeria Altomare. L’idea era quella di concederci una pausa dai sapori locali, ma purtroppo la scelta non si è rivelata particolarmente azzeccata: la pizza non ci ha convinto affatto e non vi consigliamo particolarmente questo locale.



Giorno 13: Kanawa, Menjerite e Kelor island
La seconda giornata in barca è stata dedicata alla scoperta di alcune delle isole e dei fondali più belli nei dintorni di Labuan Bajo. Dopo l’esperienza del giorno precedente, le aspettative erano alte e anche questa volta il mare ci ha regalato paesaggi e incontri davvero spettacolari.
1 – Kanawa Island
La prima tappa è stata Kanawa Island, dove abbiamo fatto uno degli snorkeling più belli dell’intero viaggio. Ci siamo tuffati direttamente dalla barca e, appena entrati in acqua, ci siamo ritrovati completamente circondati da una miriade di pesci tropicali. Per qualche istante ci è sembrato davvero di nuotare all’interno di un gigantesco acquario naturale.
La barriera corallina qui è splendida, ricca di colori e di vita. Tra i coralli abbiamo visto tantissimi pesci pagliaccio, ma anche alcuni pesci particolarmente curiosi, sottili e allungati, caratterizzati da una lunga appendice nella parte anteriore del corpo. Anche questa volta siamo rimasti a lungo in acqua, continuando a esplorare il reef e cercando di scoprire quali altre creature si nascondessero tra i coralli.
Dopo lo snorkeling abbiamo raggiunto la piccola spiaggia di Kanawa e abbiamo fatto una passeggiata lungo il litorale, godendoci per qualche minuto il paesaggio: sabbia chiara, acqua trasparente e paesaggio tropicale.
2 – Menjerite Island
La tappa successiva è stata Menjerite Island, dove abbiamo nuovamente fatto snorkeling, questa volta direttamente dalla barca. Anche qui il fondale è stato ricchissimo di vita, ma ci ha colpito soprattutto la forma particolare dei coralli. In alcuni punti sembravano quasi dei cespugli formati da centinaia di sottili bastoncini, creando un paesaggio sottomarino davvero curioso.
Abbiamo visto ancora una volta moltissimi pesci tropicali, anche se, nel confronto con Kanawa, il reef di Menjerite ci è sembrato un po’ meno spettacolare e colorato. È stata comunque una tappa molto piacevole, soprattutto per la limpidezza dell’acqua e la quantità di vita marina che abbiamo incontrato.
Per il pranzo siamo rimasti sulla barca e abbiamo mangiato il cestino che ci hanno preparato, accompagnato da acqua e qualche snack.

3 – Kelor Island
Nel pomeriggio abbiamo raggiunto l’ultima tappa della giornata: Kelor Island, famosa per i piccoli di squalo che nuotano a riva.
Qui abbiamo trovato una piccola spiaggia affacciata su un mare dalle acque limpide e, proprio a pochi metri dalla riva, abbiamo avvistato proprio numerosi piccoli squali, che abbiamo potuto osservare e con i quali è stato possibile nuotare (sono innocui).
Kelor, però, ci ha regalato soprattutto un panorama spettacolare. Dopo aver lasciato la spiaggia, abbiamo seguito il sentiero che ci ha portato verso il belvedere. La salita è stata breve ma abbastanza impegnativa, soprattutto sotto il sole, ma una volta arrivati in cima abbiamo capito che ne era valsa la pena: davanti a noi si è aperto un panorama incredibile sulle isole e sulle acque turchesi dell’arcipelago, con le numerose isole verdi che sono emerse dal mare.
Tornati sulla spiaggia, abbiamo trovato alcuni piccoli chioschi e bancarelle dove abbiamo potuto acquistare il cocco, snack e qualche souvenir, prima di rientrare a Labuan Bajo.
Per cena abbiamo accolto il suggerimento che ci hanno dato in hotel e siamo stati al Taman Laut Handayani, un ristorante di pesce. La location è stupenda e anche il panorama lo è, però neanche questo ristorante ci ha completamente soddisfatti. Alla sera, nonostante sia un ristorante di pesce, non avevano più pesce e il servizio è stato molto lento e poco curato.


Giorno 14: Parco di Komodo
Ed eccoci alla giornata che aspettavamo di più: la visita al Parco Nazionale di Komodo.
Avevamo deciso di prenotare questa escursione dall’Italia perché, prima di partire, avevamo letto online che gli accessi al Parco Nazionale di Komodo fossero contingentati (1000 persone al giorno) e che fosse quindi consigliabile organizzare l’escursione in anticipo. Con il senno di poi, l’escursione nel suo complesso è stata l’esperienza che ci ha lasciato più delusi di tutto il viaggio.
Non tanto per i luoghi che abbiamo visitato durante questa giornata, che sono stati semplicemente meravigliosi. Padar Island, Pink Beach, Komodo, Taka Makassar e Manta Point ci hanno regalato paesaggi incredibili e ci hanno permesso di vedere da vicino una delle zone più spettacolari dell’Indonesia.
Purtroppo, però, ci siamo ritrovati su una grande barca veloce con circa 70 persone. Questo ha trasformato quella che immaginavamo come una giornata speciale in un’escursione molto turistica e poco personalizzata. Il numero elevato di partecipanti, unito alle altre miriadi di navi turistiche che facevano lo stesso nostro percorso, ha comportato inevitabilmente parecchi tempi morti, soprattutto durante le operazioni di salita e discesa dalla barca, ma il problema maggiore è stato il comportamento di alcuni partecipanti, che non hanno rispettato gli orari stabiliti, costringendo tutti gli altri ad aspettare.
Tornando indietro, non prenoteremmo più da casa un’escursione turistica di questo tipo ma, come abbiamo fatto per le altre escursioni da Labuan Bajo, organizzeremmo tutto direttamente sul posto e sceglieremmo una piccola barca privata. Avremmo probabilmente speso qualcosa in più, ma avremmo avuto maggiore libertà nella gestione dei tempi, meno persone a bordo e soprattutto la possibilità di cambiare l’ordine dell’itinerario e fermarci più a lungo nei luoghi che ci interessavano maggiormente.
Ma veniamo a quanto visto durante l’escursione.
1 – Padar Island
La prima tappa è stata Padar Island, dove si trova uno dei viewpoint più famosi dell’area.
Una volta arrivati, abbiamo iniziato subito la salita verso il famoso punto panoramico. Il percorso non è particolarmente lungo, ma è stato piuttosto faticoso soprattutto a causa del caldo e dell’umidità. A rendere tutto ancora più impegnativo è stata la quantità di persone presenti: fin dall’inizio ci siamo trovati immersi in una vera e propria processione di visitatori.
La fatica, però, è stata completamente ripagata una volta raggiunta la cima. Davanti a noi si è aperto uno dei panorami più belli dell’intero viaggio: le caratteristiche baie di Padar, con le loro spiagge di colori diversi, si sono alternate alle colline ricoperte di vegetazione, mentre il mare ha assunto incredibili sfumature di azzurro e turchese. La vista è stata semplicemente meravigliosa.
Il problema è stato riuscire a godersela davvero. Avevamo circa un’ora e mezza a disposizione, ma la presenza di tantissime persone ha creato praticamente una coda sia durante la salita sia durante la discesa. Nei punti panoramici più famosi abbiamo dovuto aspettare per riuscire a scattare qualche fotografia e, in alcuni casi, abbiamo visto persone occupare a lungo i punti migliori senza preoccuparsi degli altri visitatori.
È stato un peccato, perché Padar Island è un luogo davvero straordinario e ci sarebbe piaciuto poterlo vivere con maggiore calma.

2 – Pink Beach
La seconda tappa è stata la famosa Pink Beach, una delle spiagge più conosciute del Parco Nazionale di Komodo grazie alla particolare colorazione rosata della sabbia.
Anche qui il paesaggio è stato davvero bello e il mare ha avuto colori spettacolari, anche se la spiaggia è risultata piuttosto affollata visto che è tappa di tutte le escursioni in giornata.
Abbiamo avuto la possibilità di fare un bagno e rilassarci per qualche tempo prima del pranzo, che ci è stato servito direttamente sulla spiaggia. Abbiamo trovato dei tavolini sistemati in una zona riparata dal sole, dove abbiamo consumato il nostro cestino del pranzo. Durante il pranzo abbiamo anche avuto la simpatica visita di alcuni golosi cervi di Java, alla ricerca di cibo.
La spiaggia ci è piaciuta molto, anche se l’affollamento ha inevitabilmente tolto un po’ di magia a un luogo che, visto nelle fotografie, sembra quasi completamente incontaminato.


3 – Komodo Island
Dopo Pink Beach abbiamo finalmente raggiunto Komodo Island, la tappa che più di tutte aspettavamo.
La visita all’isola è stata organizzata insieme a un ranger del Parco Nazionale, la cui presenza è necessaria durante l’escursione. Prima di iniziare il percorso abbiamo ricevuto tutte le indicazioni di sicurezza da seguire, soprattutto per quanto riguarda la distanza da mantenere dai draghi di Komodo.
Durante la nostra visita siamo riusciti a vedere tre esemplari, un incontro che ci ha emozionato parecchio. Trovarsi davanti a questi enormi rettili nel loro ambiente naturale è stata senza dubbio una delle esperienze più particolari del viaggio.
Per l’ingresso al Parco Nazionale abbiamo pagato il biglietto previsto e la relativa tassa per il ranger all’organizzatore dell’escursione la mattina prima di salire in barca.

4 – Taka Makassar, Manta Point e snorkeling
Terminata la visita a Komodo, siamo tornati in barca e abbiamo raggiunto Taka Makassar, un piccolo banco di sabbia circondato da un mare dalle tonalità incredibili.
La location è stata bellissima, ma lo snorkeling ci ha colpito meno rispetto a quello che avevamo fatto nei giorni precedenti. Abbiamo trovato pochi pesci e una barriera corallina meno spettacolare rispetto ai reef che avevamo esplorato durante le escursioni da Labuan Bajo. Inoltre il tempo a disposizione è stato di pochi minuti.
La tappa successiva è stata quella che aspettavamo con maggiore curiosità: Manta Point.
Ci siamo tuffati in acqua e abbiamo iniziato ad aspettare nella speranza di riuscire a vedere le mante. Siamo rimasti in acqua per soli 10-15 minuti, scrutando attentamente il fondale, ma purtroppo non abbiamo avuto fortuna e non ne abbiamo vista nemmeno una.
L’ultima tappa è stata un altro punto di snorkeling, indicato nel programma come Kanawa Island ma diverso da quello dove siamo stati il giorno precedente. Qui abbiamo finalmente trovato una barriera corallina molto bella, ma abbiamo dovuto fare i conti con correnti piuttosto forti. È stato proprio in questo momento che l’organizzazione dell’escursione ci è sembrata più problematica. Le guide ci hanno lasciato sostanzialmente a noi stessi e, considerando che non tutti i partecipanti erano nuotatori esperti, la situazione è diventata per alcuni di noi piuttosto preoccupante. La corrente ci ha allontanato rapidamente dalla barca e abbiamo iniziato a preoccuparci di come riuscire a rientrare.
È stato un vero peccato, perché anche questo ambiente naturale è stato straordinario, ma la gestione della situazione ci ha fatto vivere lo snorkeling con meno tranquillità di quanto avremmo voluto.
Una volta rientrati a Labuan Bajo, ormai stanchi dopo una giornata lunghissima, abbiamo scelto di cenare al ristorante Green Cherry. Questo ristorante è risultato un po’ più costoso rispetto alla media locale, ma questa volta abbiamo trovato una piacevolissima sorpresa: cibo ottimo e servizio impeccabile. E, dopo tanti giorni di cucina asiatica, abbiamo avuto anche una piccola gioia per il palato: un vero espresso italiano.
Abbiamo ordinato anche la pizza da assaggiare come antipasto e, sorprendentemente, è stata davvero ottima. Una conclusione decisamente più soddisfacente di quella della sera precedente, quando avevamo provato la pizzeria Altomare!
Giorno 15: Rangko Cave e Mirror Stone Cave
Abbiamo deciso di dedicare il nostro ultimo giorno a Labuan Bajo alla scoperta di due luoghi molto particolari: la Rangko Cave e la Mirror Stone Cave. Abbiamo organizzato sul posto anche questa escursione per cui abbiamo avuto il driver a nostra disposizione.
La mattina siamo partiti presto in macchina per raggiungere il punto di imbarco verso la Rangko Cave. Da lì abbiamo proseguito in una barca privata e, durante la traversata, abbiamo avuto anche la piacevole sorpresa di avvistare alcuni delfini che nuotavano nelle vicinanze della nostra imbarcazione. Il trasferimento in barca è costato 500.000 rupie, a cui abbiamo aggiunto 50.000 rupie a persona per l’ingresso alla grotta.
Siamo arrivati prima delle 9:00 e siamo stati praticamente i primi visitatori della giornata. La luce che filtrava all’interno della grotta non era ancora quella particolarmente suggestiva che si poteva ammirare nelle ore pomeridiane, quando i raggi del sole entravano più direttamente dall’apertura superiore. In compenso, abbiamo avuto qualcosa che per noi è valso molto di più: la grotta praticamente tutta per noi.
Una volta entrati, abbiamo trovato una grande piscina naturale dalle acque tiepide e salate, nella quale i nostri figli si sono potuti immergere. L’ambiente interno è stato davvero particolare: sulle pareti e sul soffitto abbiamo osservato formazioni calcaree e stalattiti, mentre sopra le nostre teste abbiamo sentito e intravisto alcuni pipistrelli.
Il caldo all’interno della grotta era già intenso in mattinata e, secondo quanto ci ha spiegato la nostra guida, nel pomeriggio, con l’aumento dei visitatori, l’ambiente sarebbe diventato ancora più caldo e l’aria più pesante e meno respirabile. Anche per questo motivo, arrivare così presto si è rivelata un’ottima scelta.
Terminata la visita, abbiamo avuto la spiaggia praticamente tutta per noi e abbiamo potuto rilassarci, fare il bagno e goderci il mare in completa tranquillità. Abbiamo anche approfittato del momento per bere un cocco fresco, perfetto per rinfrescarci prima di ripartire.


Verso le 11 hanno iniziato ad arrivare le prime barche e, con esse, i primi gruppi di visitatori. Abbiamo quindi deciso che era il momento giusto per rientrare e lasciare la spiaggia prima che diventasse più affollata.
La seconda parte della giornata ci ha portato alla Mirror Stone Cave, un’altra grotta molto particolare che abbiamo visitato accompagnati da una guida. Il percorso ci ha permesso di esplorare l’ambiente circostante e di osservare le particolari formazioni rocciose che hanno reso questa zona così caratteristica. L’ingresso alla Mirror Stone Cave è costato 50.000 rupie a persona. Qui abbiamo dovuto prestare un po’ di attenzione perché nell’area sono state segnalate anche scimmie e serpenti. La presenza della guida è stata quindi particolarmente utile per indicarci come comportarci e accompagnarci lungo il percorso.


Dopo le due visite e una mattinata trascorsa tra grotte, mare e natura, siamo tornati a Labuan Bajo e, prima di andare in aeroporto, abbiamo deciso di concederci un pranzo semplice e sostanzioso in una hamburgeria, Burger Time. Abbiamo trovato ottimi hamburger, porzioni generose e prezzi onesti, una conclusione perfetta per la nostra ultima giornata alla scoperta di Labuan Bajo.
Il pomeriggio un volo della compagnia Super Air Jet ci ha riportati all’aeroporto di Jakarta, dove siamo rimasti in attesa del nostro volo intercontinentale.
Giorno 16: ritorno in Italia
La mattina presto abbiamo salutato definitivamente l’Indonesia e siamo saliti a bordo di un altro volo della Saudia, che ci ha riportati verso Milano. Il viaggio di rientro ha previsto un breve scalo a Jeddah, prima di proseguire verso l’Italia.
Il volo ha segnato la conclusione di un viaggio intenso e ricchissimo di esperienze, che ci ha portato alla scoperta di alcune delle isole più affascinanti dell’Indonesia.

Il nostro bilancio dell’Indonesia
Dopo oltre due settimane di viaggio, siamo tornati a casa con la sensazione di aver conosciuto tanti volti diversi dell’Indonesia. Un Paese enorme, vario e sorprendente, che ci ha regalato esperienze molto diverse tra loro e che, tappa dopo tappa, ci ha mostrato quanto possa cambiare il paesaggio, l’atmosfera e persino il ritmo della vita da un’isola all’altra.
Java ci ha conquistati con i suoi grandi templi, i paesaggi dominati dal Monte Merapi e, soprattutto, con gli incredibili templi di Prambanan e Borobudur, tra le esperienze culturali più intense del viaggio.
Poi è arrivata Bali, con le sue risaie, le cascate immerse nella vegetazione, i templi, i rituali, i tramonti e quella spiritualità che abbiamo incontrato praticamente ovunque. Allo stesso tempo, abbiamo conosciuto anche il lato più turistico dell’isola, fatto di traffico intenso, luoghi molto affollati e attrazioni ormai fortemente orientate al turismo.
Gili Meno è stata probabilmente una delle sorprese più belle. Piccola, tranquilla e senza automobili, ci ha regalato una pausa di vero relax e soprattutto un mare straordinario, dove abbiamo avuto la fortuna di nuotare accanto alle tartarughe praticamente a pochi metri dalla spiaggia.
Anche Lombok vista solo di sfuggita ci ha colpiti, mostrandoci un volto dell’Indonesia più verde, tranquillo e meno caotico rispetto a Bali. È stata soprattutto una tappa di passaggio, ma ci ha permesso di vedere paesaggi e villaggi molto diversi da quelli incontrati nelle altre isole.
E poi c’è stata Labuan Bajo, che ci ha regalato alcune delle immagini più belle dell’intero viaggio: piccole isole deserte, spiagge bianchissime, acque trasparenti, reef ricchi di vita, squali, tartarughe e tramonti spettacolari. Il Parco Nazionale di Komodo è stato senza dubbio straordinario dal punto di vista naturalistico. I paesaggi di Padar Island, la Pink Beach e l’incontro con i draghi di Komodo sono stati momenti indimenticabili. Nonostante l’esperienza dell’escursione non sia stata convincente, questi luoghi ci sono rimasti nel cuore.
Ripensando a tutto il viaggio, però, se dovessimo scegliere i momenti che ci sono rimasti più impressi, probabilmente sarebbero proprio quelli trascorsi in acqua e lontano dalla folla. Le tartarughe incontrate ad Amed e a Gili Meno, i reef di Kanawa e Sabolo, le piccole isole praticamente deserte e quei fondali così ricchi di vita da sembrare dei veri e propri acquari naturali.
Forse è proprio questo il bello dell’Indonesia: puoi averla vista mille volte in fotografia, ma quando ti trovi davanti a quelle risaie, quei templi, quei vulcani e soprattutto a quel mare, tutto assume un’altra dimensione.
Perché le fotografie possono raccontare un luogo, ma non possono trasmettere fino in fondo la sensazione di trovarsi lì, con i piedi nell’acqua, il rumore delle onde, i colori del tramonto e una tartaruga che nuota a pochi metri da te.
E alla fine, più che una semplice collezione di luoghi visitati, ci siamo portati a casa un insieme di ricordi, incontri e paesaggi molto diversi tra loro, che hanno reso questo viaggio in Indonesia uno di quelli che difficilmente dimenticheremo.

Considerazioni
Organizzare un viaggio in Indonesia per quattro persone è possibile anche con un budget contenuto. Nel nostro caso, prenotare con largo anticipo e pianificare con attenzione ci ha permesso di risparmiare senza rinunciare alla qualità.
Fondamentale è stato anche il supporto di Luciana, la nostra agente di viaggio, che ci ha aiutato a confrontare le diverse soluzioni e a trovare il miglior rapporto qualità-prezzo.
Il risultato è stato un viaggio ricco di luoghi meravigliosi ed esperienze indimenticabili, dimostrando che con una buona organizzazione l’Indonesia può essere una meta straordinaria anche per una famiglia di quattro persone, senza spendere una fortuna.
Se volete organizzare un viaggio simile al nostro, scriveteci a daichepartiamo@gmail.com: l’itinerario può essere personalizzato in base a giorni, budget ed esigenze, con il supporto della nostra agenzia e di Luciana.
Scrivi un commento