Il Marocco è un Paese dai forti contrasti e dai colori vivaci, dove ogni regione racconta storie affascinanti e diverse tra loro. In poco più di due settimane abbiamo percorso circa 3200 km, esplorando città storiche, deserti magici, montagne fresche e la costa atlantica, immergendoci in ambienti ricchi di tradizioni millenarie, sapori autentici e paesaggi sorprendenti.
Questo racconto vuole condividere il nostro percorso, arricchito da consigli e curiosità, ideale per chi desidera vivere un’esperienza on the road coinvolgente e autentica, anche in compagnia di ragazzi.
Abbiamo scelto di viaggiare in estate, periodo caldo soprattutto nelle città, ma il nostro itinerario è stato studiato per garantire un buon equilibrio climatico, inserendo soste in montagna e lungo la costa, dove l’aria è più fresca e il viaggio risulta più piacevole e vario.
Così è nato un percorso capace di mostrare un Marocco ricco di fascino e suggestioni, perfetto per scoprire tutte le sfaccettature di questo straordinario Paese.
Itinerario in Marocco – 16 giorni e 3200 km tra deserti, città imperiali e oceano
Per questo viaggio in Marocco abbiamo scelto di muoverci comodamente con un driver privato (i motivi li abbiamo spiegati nel post sull’organizzazione del viaggio in Marocco) e dopo diverse ricerche ci siamo affidati a Mubarak di Magic Sahara Tours. Viaggiare in macchina con lui, a bordo di un veicolo a 9 posti climatizzato, è stata una soluzione perfetta per le nostre esigenze: spaziosa, confortevole e sempre fresca, anche sotto il sole caldo delle zone desertiche.
Mubarak si è occupato personalmente di prenotare per noi il tour nel deserto, con le notti magiche trascorse a Fes e a Midelt, due tappe indimenticabili del nostro itinerario. Per tutto il resto, abbiamo gestito autonomamente le prenotazioni su Booking, così da avere la massima libertà di scegliere ogni tappa con calma e secondo i nostri gusti.
Tutte le informazioni dettagliate sulla prenotazione e l’organizzazione del viaggio le abbiamo già raccolte in questo post, che può essere utile a chi desidera pianificare un itinerario simile.
Giorno 1 – Marrakech
Siamo atterrati a Marrakech di prima mattina e in aeroporto abbiamo trovato ad accoglierci Mubarak, che ci ha aiutati a raggiungere velocemente il nostro riad, il K-White, situato all’interno della medina. Dopo aver lasciato i bagagli, abbiamo deciso di tuffarci subito nel cuore pulsante della città: Piazza Jemaa el-Fnaa.
La piazza, patrimonio UNESCO, è un insieme di colori, profumi e suoni. Qui abbiamo cambiato i soldi presso l’Hotel Ali, che molti viaggiatori considerano il punto di cambio più conveniente della città.
Da Jemaa el-Fnaa ci siamo addentrati nei souk, tra spezie dai colori intensi, lanterne in ottone, tappeti berberi e oggetti in ceramica. Ci aspettavamo venditori insistenti, invece la maggior parte si è dimostrata cordiale, intervenendo solo se mostravamo interesse per qualcosa.
Il pomeriggio abbiamo visitato il Jardin Secret, un’oasi nascosta nella medina, un esempio raffinato di architettura islamica e giardini tradizionali. Successivamente, girovagando per la medina, abbiamo accolto l’invito di un ragazzo, che ci ha invitati a visitare il suo antico palazzo, mostrandoci sale decorate e cortili ombreggiati.
Abbiamo poi ammirato dall’esterno la maestosa Moschea Koutoubia (non accessibile internamente ai non mussulmani), simbolo di Marrakech, e passeggiato nei giardini che la circondano, un luogo perfetto per una pausa tranquilla prima del tramonto.
A cena abbiamo scelto un ristorante con vista sulla piazza, così da osservare la sua vita frenetica e caotica mentre gustavamo i primi sapori marocchini.
Giorno 2 – Marrakech con una guida locale
Il secondo giorno abbiamo scoperto Marrakech con Abdul, la nostra guida parlante italiano.
La prima tappa è stata il Palazzo El Bahia, gioiello del XIX secolo, con i suoi mosaici elaborati e i giardini profumati di zagara. A seguire, la Madrasa Ben Youssef, antica scuola coranica che formava gli imam, oggi aperta al pubblico. Al piano inferiore si trova la grande vasca centrale, che riflette ancora giochi di luce e geometrie perfette. Salendo al piano superiore si possono visitare le piccole stanze dove un tempo dormivano gli studenti. L’ingresso costa 50 dirham a persona (circa 5 €).
Abbiamo poi attraversato nuovamente la medina e il suo dedalo di vicoli, fino a tornare a Jemaa el-Fnaa.
Nel pomeriggio, Mubarak ci ha portati con la macchina ai Giardini Majorelle (non sono vicini al centro e serve un mezzo per raggiungerli), ex residenza di Yves Saint Laurent, famosi per il loro blu intenso e la collezione di piante esotiche. È fondamentale prenotare il biglietto online in anticipo, perché l’ingresso è a numero limitato e non esiste la biglietteria sul posto.
Ultima visita della giornata: Palazzo Dar el Bacha, oggi Museo delle Confluenze, con un affascinante mix di stili architettonici. Qui si trova anche il celebre Café Dar el Bacha, dove il caffè è un’arte – ma serve prenotare perché è quasi sempre pieno.
Abbiamo concluso la giornata cenando in piazza Jemaa el-Fnaa, godendoci il tramonto tra bancarelle fumanti, incantatori di serpenti e il vociare continuo della folla.
Giorno 3 – Escursione alle Cascate di Ouzoud
Lasciata Marrakech di prima mattina, ci siamo diretti verso le Cascate di Ouzoud, nel Medio Atlante, a circa 150 km (3 ore di strada). Queste cascate, le più alte del Nord Africa, precipitano in tre salti spettacolari.
La visuale dall’alto non è particolarmente suggestiva, ma è dal basso che la bellezza si rivela in pieno. Seguendo il sentiero a sinistra del parcheggio, abbiamo percorso una scalinata ombreggiata costellata di piccoli negozi e ristoranti. In 15-20 minuti siamo arrivati alla base, dove partono continuamente piccole imbarcazioni a remi (20 dirham a persona, circa 2 €) che portano fin sotto il getto d’acqua. Si esce bagnati, ma con il sorriso.
L’acqua, però, non invoglia a fare il bagno: torbida e animata da barche che si muovono senza troppe regole. In più, nuotare è vietato per motivi di sicurezza (anche se i locali lo fanno).
A pranzo abbiamo scelto un ristorante panoramico con menù fisso: antipasto, piatto principale, patatine, frutta e tè alla menta per 100 dirham a testa (circa 10 €) dopo una breve contrattazione.
Seppur affascinanti, le cascate di Ouzoud richiedono 6 ore complessive di viaggio per una visita che si esaurisce in poche ore. Da valutare attentamente se il tempo a disposizione è limitato.
Rientrati a Marrakech in serata, seguendo il consiglio di un’amica abbiamo provato i panini di Chez Hicham, minuscolo locale nel souk vicino alla piazza. Verdure grigliate per noi, salsiccia e verdure per i ragazzi: 10 dirham per il piccolo, 15 dirham per il grande. Un pasto semplice, veloce e sorprendentemente buono.
Giorno 4 – Valle dell’Ourika
Dopo la colazione, siamo partiti con Mubarak verso la Valle dell’Ourika, nel cuore dell’Alto Atlante, a circa due ore da Marrakech. Il cambiamento di temperatura è stato un sollievo: dai 45°C della città ai 30°C ventilati delle montagne.
La nostra meta era Setti Fatma, punto di partenza per raggiungere le celebri cascate. Lungo il torrente, ristoranti su palafitte e tavoli immersi nell’acqua attirano famiglie in cerca di frescura.
Il sentiero verso la prima cascata è semplice, attraversa piccoli ponti e segue il torrente. In circa mezz’ora si arriva a una suggestiva caduta d’acqua, in alta stagione molto affollata ma incantevole. Proseguendo per un’altra mezz’ora, il percorso diventa più impegnativo: servono scarpe da trekking per superare rocce e tratti scivolosi, ma la seconda cascata ripaga ogni sforzo con acqua cristallina e pozze naturali, ma soprattutto con poca gente. Il ritorno segue un sentiero alternativo, più breve ma lontano dal torrente. Prima di scendere, ci siamo concessi una bibita fresca in un piccolo chiosco.
La sera, a Marrakech, abbiamo cenato da Chez Lamine Hadj Mustapha, celebre per la tanjia, piatto tipico di carne cucinata lentamente in giare di terracotta immerse nella brace. La carne era tenerissima, quasi si scioglieva in bocca. Due doppie porzioni per 200 dirham in totale.
Abbiamo concluso con dolcetti marocchini comprati in una pasticceria vicino a Jemaa el-Fnaa, accompagnati dall’immancabile tè alla menta.
Giorno 5 – Essaouira e l’oceano
Abbiamo lasciato il nostro riad a Marrakech alle 9:15, direzione Essaouira. Il viaggio, circa tre ore, è stato già di per sé un piccolo tour: lungo la strada abbiamo attraversato distese aride punteggiate da un tesoro botanico rarissimo, gli alberi di argan. Questa zona del Marocco è l’unica al mondo dove questi alberi crescono spontaneamente, e vedere i loro frutti tra i rami è già un assaggio della ricchezza che custodiscono.
Abbiamo chiesto al nostro driver di fermarsi presso una cooperativa e abbiamo fatto tappa da Arganomade, situata lungo la strada principale. Le donne che vi lavorano mostrano e spiegano come si estrae l’olio dai frutti di argan: ogni seme è raccolto a mano e lavorato con pazienza, il che spiega il prezzo non proprio economico (le creme viso partono da 25 euro e arrivano anche a 45 euro), ma la qualità è nettamente superiore a quella di molti negozietti turistici ed è certificata dal governo. Qui si trova di tutto: cosmetici, oli puri e prodotti alimentari, si può pagare con carta di credito e spediscono anche all’estero. L’olio di argan non è solo un souvenir, ma un piccolo lusso da portare a casa.
Verso le 12:30 siamo arrivati a Essaouira. La città è un cambio radicale rispetto a Marrakech: niente rosso intenso, ma bianchi abbaglianti interrotti da tocchi blu, un’aria più rilassata, profumo di mare e un’atmosfera marinara che conquista subito.
Essaouira, anticamente chiamata Mogador, fu per secoli un porto strategico per i commerci tra l’Africa, l’Europa e l’Oriente. Le sue mura bastionate, costruite dai portoghesi e rinforzate dai francesi nel XVIII secolo, raccontano storie di pirati, mercanti e battaglie navali. Non a caso, la medina è oggi Patrimonio UNESCO: un dedalo ordinato di stradine dove si alternano botteghe di artigianato, negozi di spezie, prodotti all’argan e piccole drogherie locali.
Essaouira è anche una città “da cinema”. Le sue mura e il porto sono stati set di film e serie tv, tra cui Game of Thrones, dove è stata trasformata nella città di Astapor. Inoltre, dagli anni ’60, la città ha attirato artisti e musicisti da tutto il mondo: Jimi Hendrix vi soggiornò nel 1969, lasciandosi ispirare dalle atmosfere uniche della costa atlantica.
La spiaggia è ampia, dorata e molto frequentata, almeno di sabato in pieno luglio. Si può stare in libertà con il proprio telo o affittare sdraio e ombrellone (noi, contrattando, abbiamo speso 100 dirham per tre sdraio e un ombrellone, anche se un po’ vissuti). L’acqua dell’Atlantico è fredda e poco limpida e il pomeriggio l’alta marea la rende più mossa. I marocchini sono molto tolleranti e in spiaggia ci si può rilassare in costume senza problemi. Sul lato lontano dal porto si possono fare giri a cavallo o in cammello, mentre vicino al porto le acque sono più tranquille e adatte a chi vuole solo bagnarsi.
Il porto di Essaouira è un mondo a parte: barche blu allineate, reti stese ad asciugare e pescatori che vendono il pescato del giorno. Qui è d’obbligo mangiare pesce fresco nelle bancarelle: con circa 100 dirham a persona abbiamo mangiato abbondantemente, scegliendo direttamente cosa far cucinare alla griglia davanti ai propri occhi.
La sera, dal muretto che separa la piazza principale dal porto, abbiamo ammirato lo spettacolo del tramonto: il sole scende lentamente dietro l’oceano, tingendo il cielo di arancio e rosa. L’atmosfera è vivace sia di giorno che di sera, ma mai frenetica.
Questa città ha un clima perfetto per rifiatare dal caldo di Marrakech. Di giorno il sole scalda senza essere opprimente, la sera basta una felpa per passeggiare vicino al mare, mentre nella medina una maglietta a mezze maniche è più che sufficiente.
Per la notte, abbiamo scelto il Riad Al Zahia, nel cuore della medina: camere curate in stile marocchino, terrazza panoramica dove viene servita un’ottima colazione e in posizione perfetta per raggiungere a piedi anche la spiaggia e il porto.
Giorno 6 – Agadir
Lasciata Essaouira, il nostro viaggio verso Agadir ci ha regalato scorci e incontri curiosi. Lungo la strada, tra distese di piante di argan, abbiamo assistito a uno spettacolo unico: le famose capre arrampicate sugli alberi. Non si tratta di una messinscena per turisti – pratica oggi fortunatamente vietata – ma di un comportamento naturale che, se si è fortunati, si può ancora osservare. Noi lo siamo stati: le abbiamo viste muoversi con agilità incredibile tra i rami, alla ricerca delle foglie più tenere.
Il percorso attraversa piccoli villaggi autentici, con mercati locali (souk) riservati alla popolazione: niente turisti, solo uomini che arrivano a dorso d’asino per fare acquisti. Ai bordi della strada compaiono piantagioni di mais e banane, finché, all’improvviso, l’oceano si svela in lontananza.
Una prima sosta panoramica ci ha portati alla spiaggia selvaggia di Tamri, deserta e suggestiva, avvolta però da una leggera foschia. Poco dopo, il villaggio colorato vicino alla Plage Aghroud ci ha conquistati: case vivaci perfette per scatti fotografici e il profumo irresistibile del pane appena sfornato dalle signore del posto. Grazie al nostro driver, ho potuto cimentarmi nella cottura di una pagnotta in un forno tradizionale, che poi abbiamo acquistato e mangiato… un’esperienza genuina e indimenticabile.
Seguendo la strada costiera, si susseguono lunghe spiagge dorate fino all’arrivo ad Agadir, città moderna nata dalle ceneri del terremoto che la distrusse nel 1960. Qui abbiamo visitato il souk principale, un labirinto di bancarelle dove si trova di tutto: spezie, tessuti, frutta, artigianato. La domenica è particolarmente affollato e vivace.
La spiaggia di Agadir è ampia e sabbiosa, in parte libera e in parte attrezzata. E’ una delle spiagge più famose del Marocco. Ampia, sabbiosa e protetta da una baia che la rende ideale per nuotare o semplicemente stendersi al sole. A luglio è molto affollata: la città è infatti una meta amata anche da chi arriva dal deserto e dalle zone interne. Anche qui si può fare il bagno o prendere il sole in costume senza problemi. Il clima, però, è particolare: spesso una nebbia umida avvolge il litorale, regalando un’atmosfera insolita.
Dal lungomare si intravedono le mura della vecchia kasbah, oggi ridotte a ruderi, con la scritta in arabo “Allah, Patria, Re” che campeggia sulla collina. La sera abbiamo cenato al ristorante Le Vendome, gustando piatti marocchini accompagnati da musica dal vivo, e ci siamo goduti una passeggiata sul lungomare. Agadir, con le sue luci, i locali e la presenza costante della polizia, ci è sembrata una città sicura, persino nelle ore notturne.
Giorno 7 – Agadir
Il settimo giorno del nostro itinerario è stato dedicato al relax. La nostra giornata ad Agadir è iniziata con una salita panoramica verso la Kasbah, antica fortezza che domina la città dall’alto. Per arrivarci abbiamo preso la funivia, comoda e scenografica (anche se non proprio economica: 520 dirham per il biglietto della funivia più 300 dirham per il pacchetto famiglia della Kasbah).
La fortezza originale, costruita nel 1540 per volere del sultano Mohammed Ech-Cheikh per proteggere la città dai portoghesi, fu quasi completamente rasa al suolo dal devastante terremoto del 1960. Oggi ciò che resta sono soprattutto mura ricostruite e alcune rovine, attraversabili grazie a passerelle in legno. Pannelli informativi spiegano com’era l’antico complesso, ma la parte storica è ormai solo un’eco lontana.
Il panorama sulla città e sull’oceano, in condizioni di cielo limpido, dev’essere davvero spettacolare. Nel nostro caso, però, una leggera foschia ha attenuato un po’ l’effetto “wow”. Alla fine, dobbiamo ammettere che il prezzo è piuttosto alto per ciò che si vede, e consigliamo di andarci soprattutto se si ha una mezza giornata libera o se si è particolarmente interessati alla storia della città.
Dopo la visita, abbiamo deciso di goderci il lato più rilassante di Agadir: la spiaggia. Ci sono tratti liberi e aree recintate per chi cerca più privacy e tranquillità: noi abbiamo scelto la zona attrezzata, pagando 30 dirham a testa (circa 3 euro), quindi 120 dirham per due ombrelloni e quattro sdraio. Perfetto per qualche ora di relax con il suono dell’oceano in sottofondo.
La sera abbiamo passeggiato lungo il lungomare di Agadir, vivace e moderno, punteggiato da ristoranti e locali di ogni tipo. Qui le grandi catene internazionali come McDonald’s, KFC e Pizza Hut convivono con ristoranti tipici di cucina marocchina e internazionale. Per noi, il Pizza Hut è ormai una piccola tradizione di viaggio: ci piace concederci una pizza “da catena” quando siamo all’estero, e questa volta non abbiamo fatto eccezione.
Agadir ci ha lasciato l’impressione di una città diversa dalle altre mete marocchine che abbiamo visitato: meno tradizionale e più orientata al turismo moderno, ma con un’aria rilassata che la rende ideale per chi vuole combinare mare, passeggiate e relax.
Giorno 8 – Ait Ben Haddou, Ouarzazate
Lasciata la costa di Agadir, il nostro viaggio verso l’entroterra marocchino ci ha portati in scenari sempre più aridi e affascinanti. Lungo la strada, abbiamo fatto un incontro ravvicinato con alcuni dromedari intenti a brucare le foglie degli alberi di argan: un’immagine quasi surreale, che racchiude tutta l’essenza di queste terre.
La prima tappa significativa è stata Taliouin, la capitale marocchina dello zafferano, famosa per la qualità autentica di questa spezia preziosa. Poco fuori dal centro ci siamo fermati in un piccolo locale, dove abbiamo assaggiato il tè allo zafferano e acquistato 2 grammi di pistilli per 100 dirham (circa 10 euro). L’accoglienza è stata calorosa, al punto che ci siamo ritrovati a improvvisare una partita a pallone con un ragazzino del posto.
La strada è proseguita tra zone desertiche e rocciose alternate a campi coltivati di zucche, mandorli e angurie. Abbiamo attraversato Iznaguen, rinomata per il marmo, e Taznakht, celebre per le cooperative femminili che producono i caratteristici tappeti berberi. Siamo entrati quindi nel Basso Atlante, una regione ricca di miniere di argento e oro, dove ancora oggi si possono scorgere caverne abitate da comunità nomadi.
Poco più avanti, ci siamo fermati in una location cinematografica particolare: il set del film The Hills Have Eyes. Costruito appositamente per le riprese e poi abbandonato, oggi l’area viene ancora utilizzata per girare nuovi film, anche se l’accesso a determinate zone è vietato per via di set in allestimento.
Il viaggio ci ha portati poi alla magica Ait Ben Haddou, una kasbah interamente costruita in argilla e paglia, patrimonio UNESCO e scenario di pellicole famose come Il Gladiatore e La Mummia. Oggi vi vivono soltanto cinque famiglie e, sotto il sole cocente dei 43 gradi della nostra visita, l’abbiamo trovata sorprendentemente tranquilla, ben diversa dall’affollamento delle stagioni più fresche. L’ingresso è gratuito e passeggiare tra le sue viuzze è come fare un salto indietro nel tempo.
In lontananza, sulla strada verso la nostra meta, abbiamo intravisto l’imponente centrale solare termodinamica di Ouarzazate, la prima al mondo per dimensioni. E poi finalmente, eccoci a Ouarzazate, il cui nome significa “senza rumore”. Qui sorgono i famosi studi cinematografici Atlas e CLA, ma abbiamo preferito rinunciare alla visita per dedicarci al relax.
Prima, però, una rapida tappa alla Kasbah Taourirt, imponente dimora un tempo appartenente allo stesso pascià del Palazzo El Bahia di Marrakech. Con oltre 300 stanze, oggi è in fase di restauro dopo i danni del terremoto, con l’obiettivo di riportarla al suo antico splendore.
La giornata si è conclusa nel nostro splendido riad Dar Chamaa: un’oasi di pace con piscina, perfetta per rinfrescarsi dopo ore di viaggio sotto il sole rovente. Tra una cena deliziosa e una colazione curata, è stato il modo ideale per ricaricare le energie in vista delle prossime tappe.
Giorno 9 – Dalla Valle delle Rose al Sahara
Abbiamo lasciato il nostro riad di prima mattina, pronti per una tappa lunga ma indimenticabile, che ci ha portati attraverso alcune delle valli più suggestive del Marocco fino al cuore del deserto di Merzouga. Appena fuori dalla città, il paesaggio cambia rapidamente: montagne basse e rocciose, di un rosso acceso, ci circondano. Ci è sembrato di attraversare un pezzo di Arizona, con la luce del sole che fa risaltare ancora di più le sfumature della pietra.
Il nostro percorso ha seguito la strada delle 1000 Kasbah, un itinerario punteggiato da antiche fortezze in terra cruda, per lo più costruite nel XVII secolo. Molte sono ormai in rovina: essendo proprietà private, spesso le famiglie non hanno i mezzi per restaurarle. Facciamo una sosta alla Kasbah Amridil, una delle più famose e meglio conservate. Si può visitare l’interno, per farsi un’idea di come fosse organizzata la vita all’interno di queste costruzioni.
Siamo poi entrati nella provincia di Tinghir e abbiamo attraversato la Valle delle Rose. Non è maggio, quindi niente fiori, ma Mubarak ci ha spiegato che in primavera qui sboccia la rosa damascena, profumatissima e preziosa, usata per creme, oli e cosmetici. Per chilometri incontriamo villaggi uno dopo l’altro, tanto vicini da sembrare un unico grande centro abitato.
A Kelaat M’Gouna ci siamo fermati per un po’ di shopping: acqua di rose e creme naturali a prezzi incredibilmente più bassi rispetto all’olio di argan (acqua di rose a 2 euro, crema a 2,50 euro). L’acqua di rose qui è un rimedio tradizionale: si spruzza sul viso e sugli occhi per rinfrescare e tonificare.
Siamo ripartiti poi in direzione della Valle del Dades, con una breve sosta al Riad Sahara Stars Dades (gentilissimi, ci hanno offerto il tè e fatto usare i servizi igienici senza farci pagare nulla). La strada costeggia delle formazioni rocciose molto particolari, che sembrano enormi dita di scimmia: sono le famose Monkey Fingers. Proseguendo, la valle si fa più verde grazie al fiume Dades, che alimenta palmeti e campi coltivati. La strada si stringe tra le gole fino a raggiungere la parte più profonda, dove ci siamo fermati per fare una passeggiata. Da qui siamo poi tornati indietro sulla stessa via. Lungo il percorso abbiamo potuto vedere delle grotte ancora abitate, complete di aree per cucinare, dormire e ospitare gli animali.
Rientrati all’incrocio principale, abbiamo attraversato la Valle degli Uccelli e siamo proseguiti poi verso la Valle del Todra, facendo sosta a Tinghir per un pranzo veloce a base di tacos al Luxe Fast Food.
Arrivati alle Gole del Todra, siamo rimasti colpiti dalla maestosità delle pareti rocciose, alte e verticali. Qui l’acqua scorre in un torrente limpido: in estate è un punto di ritrovo per i locali che fanno il bagno, mentre d’inverno resta un luogo più silenzioso, frequentato soprattutto da turisti e scalatori. Alla base della gola si trovano sorgenti d’acqua potabile, che gli abitanti delle grotte raccolgono in bidoni per le scorte.
Lasciate le gole, ci siamo finalmente diretti verso il deserto di Merzouga. Prima di raggiungere il punto di partenza, abbiamo fatto una tappa in un negozio berbero, dove abbiamo provato gli abiti tradizionali, comprato i copricapi per il deserto e fatto gratuitamente i tatuaggi all’henné. Poco prima di Merzouga abbiamo costeggiato la Montagna dei Fossili, un sito dove sono stati rinvenuti reperti risalenti a milioni di anni fa.
Arrivati a Merzouga verso le 18:30, abbiamo salutato Mubarak e siamo saliti su una jeep che ci ha per portarti al punto di partenza della cammellata. Il sole a quest’ora inizia a scendere e l’atmosfera si fa magica: due ore a dorso di cammello, attraverso dune dorate che cambiano colore con la luce, fino a raggiungere il nostro accampamento nel deserto, il Sahara Desert Ideal Camp.
Ad attenderci, acqua fresca con limone, seguita da una cena tipica: zuppa, melanzane al formaggio, pollo con verdure e riso, frutta fresca. Dopo cena, ci siamo trovati tutti attorno al fuoco per uno spettacolo di tamburi e canti tradizionali berberi. Essendo estate, il caldo persiste anche di notte, ma il cielo stellato e il silenzio del deserto valgono ogni goccia di sudore. Addormentarsi in mezzo al nulla, tra le dune di sabbia e sotto un cielo stellato, è stata una delle esperienze più intense di tutto il viaggio.
Giorno 10 – Merzouga, Rissani, Valle Ziz e Midelt
Per non perdere lo spettacolo dell’alba sulle dune del Sahara, abbiamo puntato la sveglia alle 6:00. Alle 6:35 il sole ha cominciato a tingere di oro la sabbia, regalando un momento di pura magia. Dopo un’ottima colazione al campo tendato, ci siamo spostati in jeep fino al punto di partenza dei quad (Rentel Sahara Quad), pronti per un’altra scarica di adrenalina. Abbiamo trascorso un’ora e mezza tra corse su e giù per le dune, sandboarding e soste fotografiche panoramiche. Il costo è di circa 60 euro per un quad doppio e 40 euro per un singolo: un’esperienza che vale ogni centesimo, soprattutto se si hanno adolescenti che amano l’avventura.
Siamo poi ripartiti in direzione del piccolo villaggio di Hassi Lebied – il cui nome significa “Pozzo bianco” – dove abbiamo visitato con Mubarak un’oasi di palme da dattero (i frutti maturano a fine agosto) e abbiamo visto i pozzi usati per acqua potabile e per irrigare i campi.
A seguire, una sosta curiosa alla Kasbah La Grande Tante per assaggiare il latte di cammello, servito con datteri freschi (40 dirham per 5 bicchieri). Il sapore è particolare, ma decisamente da provare.
Abbiamo poi proseguito fino a Rissani, città famosa per il suo mercato, punto di incontro per le popolazioni di tutta la regione. Il mercato principale si tiene tre volte a settimana (domenica, giovedì e venerdì), ma alcune sue aree sono aperte tutti i giorni. Qui si trova di tutto: prodotti alimentari, artigianato, utensili in metallo, animali vivi e morti, sandali realizzati con vecchi copertoni e la cosiddetta “farmacia berbera”, dove si vendono spezie, unguenti e rimedi naturali.
Guidati da Mubarak, originario proprio di Rissani, abbiamo vissuto un’esperienza autentica preparando la pizza berbera (un pane tipico del posto farcito con carne di manzo a pezzi, cipolla, carota, prezzemolo e spezie) proprio come fanno i locali: dopo aver acquistato carne e verdure al mercato, abbiamo portato il mix per il ripieno al forno del mercato e, mentre cuoceva la nostra pizza (ci vuole circa un’ora), ci siamo immersi nella vita quotidiana del mercato, osservando artigiani, sarti e commercianti di animali. Niente a che vedere con i souk turistici di Marrakech: Rissani è un mercato destinato ai locali e noi eravamo gli unici turisti. E’ davvero un’esperienza unica, perfetta per chi ricerca un Marocco autentico.
Una volta ritirata la pizza cotta nel forno, l’abbiamo gustata in un piccolo bar, accompagnata da bibite fresche.
Attraverso la Porta del Deserto, ci siamo diretti verso la Valle dello Ziz, un’oasi verde con migliaia di palme, osservabile da un bellissimo punto panoramico. La temperatura in questa zona in estate è torrida – 45 gradi – ma il paesaggio ripaga la fatica.
Siamo quindi entrati nel Medio Atlante, dopo aver costeggiato l’imponente diga che raccoglie le acque delle montagne e ammirato il fiume Ziz, che scorre tra palmeti e montagne dalle forme spettacolari, a tratti simili a canyon. Lungo il corso d’acqua si trovano sorgenti naturali calde, frequentate dai locali per bagni e momenti di relax. Più avanti, il paesaggio si fa collinare, con meleti e boschi di pini.
Sulla strada abbiamo attraversato Midelt, conosciuta come la “città delle mele”, e abbiamo fatto una breve sosta a Zaida per rifornirsi d’acqua. Dopo una lunga e intensa giornata, abbiamo raggiunto il nostro alloggio: l’Hotel Meteorites, una struttura a 5 stelle isolata nel nulla, ma perfetta per spezzare il viaggio tra il deserto e Fès. Con il suo giardino, la piscina e un ristorante discreto, è un’oasi di riposo prima di ripartire il giorno seguente.
Giorno 11 – Ifrane e Fes: dalle montagne del Medio Atlante alla più antica medina del Marocco
La sveglia è suonata presto e, con 19 gradi, l’aria fresca ci ha regalato un sollievo dopo il caldo intenso dei giorni precedenti. Ci siamo messi in macchina, in direzione Fes. Questa zona del Marocco è completamente diversa da quelle viste in precedenza : il paesaggio del Medio Atlante, dopo giorni di deserti e rocce, ci ha sorpreso con boschi rigogliosi di cedri e querce. Abbiamo incontrato famiglie nomadi che ancora vivono seguendo il ritmo delle stagioni, con greggi al pascolo e tende montate nei prati: scene che sembrano provenire da un altro tempo.
Superato il villaggio berbero di Timahdite, abitato soprattutto da agricoltori, il verde ha lasciato via via spazio a pianure più spoglie e brulle. Poco dopo abbiamo deviato verso Ifrane e siamo entrati nel Parco Nazionale di Ifrane, dove abbiamo incontrato tantissime scimmie di Barberia che vivono libere nella foresta di cedri. Alcune si sono avvicinate con grande curiosità, attirate dalle noccioline che i bambini del posto vendono ai turisti.
Poi abbiamo attraversato la città di Ifrane, una città che sembra uscita dalle Alpi, con tetti spioventi, viali alberati e giardini curati. Abbiamo scoperto che il nome significa “caverne”, per via delle antiche abitazioni scavate nella roccia, e che durante la colonizzazione francese fu trasformata in stazione climatica e base militare. Oggi è una rinomata località di villeggiatura per le famiglie più benestanti del Marocco.
Verso le 11 siamo arrivati a Fes, città imperiale divisa in tre aree: Fes el Bali, la medina più antica, Fes el Jedid o “Nuova Fes”, con il Palazzo Reale e il quartiere ebraico e La Ville Nouvelle, la parte moderna costruita dai francesi.
Dalla macchina ci ha colpito subito il contrasto tra la città nuova, con i suoi viali ampi ed eleganti, e la medina, cuore pulsante della tradizione marocchina.
Grazie a Mubarak avevamo una guida locale, Mohamed, che parlava perfettamente italiano. Ci ha accompagnati tra i 9.600 vicoli della medina, un vero labirinto dove è impossibile orientarsi senza un esperto. Ogni quartiere ha la sua fontana, il suo forno, il suo hammam, e in alcuni casi una sinagoga.
Abbiamo scoperto che Fes ospita la più antica università del mondo e la conceria ancora attiva più antica. Passeggiando tra i vicoli, abbiamo ammirato bancarelle di spezie, tessuti, lampade e dolci, e ci siamo fermati davanti a porte decorate con la mano di Fatima: con tre dita per le famiglie berbere e cinque per quelle arabe.
La visita alla conceria è stata un’esperienza indimenticabile, anche per l’olfatto. Ci hanno dato rametti di menta da tenere sotto il naso per sopportare l’odore forte delle vasche dove vengono lavorate le pelli di mucca, capra, cammello e dromedario, ancora con metodi antichi.
Oltre a perderci tra i vicoli della medina, con la guida abbiamo visitato anche alcuni luoghi che raccontano la storia e l’anima profonda della città come una scuola coranica, oggi non più in attività, le piazze Place Seffarine e Nejjarine e la moschea Karaouine, la più grande della città e una delle più antiche al mondo: ai non musulmani non è permesso entrare, ma già dall’esterno trasmette imponenza e spiritualità. Per vederla dall’alto, la guida ci ha fatti salire sulla terrazza di un negozio che vende stoffe vicino alla moschea.
Terminata la visita guidata, Mubarak ci ha portati con la macchina ad ammirare la città dall’alto da una delle due fortezze panoramiche che sovrastano la città, Borj del Sud.
Infine, sempre con la macchina, abbiamo raggiunto la “Nuova Fes”, dove abbiamo visto l’esterno del Palazzo Reale e l’antico quartiere ebraico (Mellah), l’antico quartiere ebraico, oggi abitato da poche famiglie ma le cui strade raccontano ancora la memoria di una comunità che per secoli ha fatto parte della storia di Fes.
Dopo la lunga visita ci siamo recati al nostro riad, il Riad Dari, vicino alla medina ma lontano dal caos. Camere spaziose, terrazza panoramica e colazione ottima: una scelta perfetta. Nel tardo pomeriggio ci siamo regalati un hammam tradizionale, un’esperienza autentica fatta di calore, scrub e tanta energia ritrovata.
La sera abbiamo raggiunto a piedi Bab Boujloud, la famosa Porta Blu, e ci siamo immersi nell’atmosfera vivace tra botteghe, ristoranti e luci soffuse. Abbiamo concluso la giornata con una cena da Culture Box, un locale consigliato da Mubarak che unisce cucina marocchina e internazionale in un ambiente moderno e accogliente.

Giorno 12 – Meknes, Volubilis e Chefchaouen
Dopo colazione, abbiamo lasciato Fès e imboccato l’autostrada verso Meknes, una delle quattro Città Imperiali del Marocco insieme a Fès, Marrakech e Rabat. Fondata nel XI secolo dalla dinastia almoravide, Meknes raggiunse il suo massimo splendore sotto il sultano Moulay Ismail, che la trasformò in una sontuosa capitale in stile “Versailles marocchina”, circondata da imponenti mura e abbellita da palazzi, giardini e maestose porte monumentali. Oggi è una città dall’anima duplice: da un lato la Medina, con la sua atmosfera autentica e il fascino storico, e dall’altro la Ville Nouvelle, costruita durante il periodo coloniale francese, separata dalla parte antica da un fiume.
Il paesaggio circostante è un mosaico agricolo: oliveti, vigneti e campi coltivati che testimoniano l’importanza di Meknes come centro di produzione agricola. Tra le tappe imperdibili, ci fermiamo davanti alla grande vasca d’acqua che raccoglie le acque provenienti dal Medio Atlante e che, un tempo, serviva per l’irrigazione e l’approvvigionamento della città. Purtroppo il bacino di stoccaggio era chiuso per restauri, ma da lì raggiungiamo una piazza spesso animata da festival e manifestazioni.
Dopo aver ammirato i minareti delle tante moschee della Medina da un punto panoramico, siamo entrati nel meraviglioso Mausoleo di Moulay Ismail: l’ingresso è gratuito e l’interno lascia senza fiato per la ricchezza delle decorazioni in zellige e stucchi. Poco distante, si trova la Qara Prison, l’antica prigione sotterranea senza porte, oggi inattiva, avvolta da un alone di mistero.
Ci siamo diretti poi verso la Medina, caratterizzata da un souk vivace e non turistico, con bancarelle destinate ai locali: tra spezie, stoffe, gioielli e negozi che vendono polli vivi a peso, ci siamo potuti immergere in un’atmosfera fuori dal tempo.
In macchina abbiamo poi proseguito verso Moulay Idriss Zerhoun, villaggio arroccato sulle montagne e luogo sacro dell’Islam marocchino, fondato dal padre del fondatore di Fès. Poco dopo abbiamo raggiunto Volubilis, in arabo Oualili (“oliva”), sito archeologico patrimonio UNESCO che custodisce splendide rovine romane e mosaici millenari, purtroppo esposti agli agenti atmosferici. Sotto il sole di inizio agosto, con 40 gradi, il fascino del luogo resta comunque intatto. Prima di ripartire ci siamo concessi una limonata ghiacciata al bar all’uscita: un ristoro più che meritato.
Il viaggio è proseguito tra paesaggi agricoli e dolci colline fino alle montagne del Rif, lasciando alle spalle l’Atlante. Abbiamo attraversato il Pont du Loukkos, che segna il confine storico tra l’ex zona di influenza francese e quella spagnola, con differenze visibili persino nel dialetto.
Nel tardo pomeriggio siamo arrivati a Chefchaouen, la “Perla Blu” del Marocco. Fondata nel 1471 come roccaforte contro le invasioni portoghesi, la città divenne un rifugio per musulmani ed ebrei in fuga dalla Spagna e forse furono proprio loro a portare qui la tradizione di dipingere le case di blu, simbolo di pace e spiritualità. Dopo aver lasciato i bagagli al nostro hotel, la Maison D’aute Afassi, dove l’accoglienza è stata calorosa con piccoli doni per noi e preziosi consigli fotografici, abbiamo iniziato ad esplorare la Medina.
Il cuore di Chefchaouen è piccolo e facilmente visitabile anche seguendo Google Maps, ma ogni vicolo sembra un set fotografico: porte colorate, fiori, dettagli curati e le celebri tonalità di blu che avvolgono tutto. Abbiamo concluso la giornata cenando al ristorante Bilmoss, nella piazza della moschea, respirando l’atmosfera rilassata che rende questa città così speciale.
Giorno 13 – Chefchaouen, Tangeri e Assilah
Dopo una colazione super nel nostro hotel, prima di lasciare Chefchaouen abbiamo chiesto al nostro driver di portarci nel parcheggio comodo per raggiungere a piedi le sorgenti di Ras El Maa (qui su Google Maps). Qui l’acqua scende cristallina dalle montagne del Rif e la gente del posto viene a rinfrescarsi o a lavare i tappeti colorati, creando una scena viva e autentica.
Da lì, una breve salita a piedi ci ha portati fino alla moschea spagnola, da dove si apre un panorama meraviglioso su Chefchaouen, con le sue case azzurre che degradano verso la valle.
Siamo poi ripartiti in direzione Tangeri, attraversando una strada costellata da numerosi posti di blocco della polizia. Una volta arrivati, ci siamo tuffati nella medina, un intricato labirinto di stradine con influenze arabe, andaluse ed europee. Qui i negozietti vendono davvero di tutto: spezie, tappeti, ceramiche e abiti tradizionali. Sorprendentemente, come a Marrakech anche qui le moto possono circolare nelle vie più strette, cosa che rende la passeggiata piuttosto “dinamica”.
Per pranzo ci siamo concessi una pausa sulla terrazza panoramica del Café Salon Bleu, da cui si gode una splendida vista sul porto e sulla città bianca di Tangeri.

Nel pomeriggio abbiamo raggiunto Capo Spartel, il punto in cui l’Oceano Atlantico incontra il Mar Mediterraneo. Qui c’è una torre panoramica a pagamento, ma volendo si può godere della vista anche da una terrazza libera vicino al parcheggio. Vicino ci sono diverse spiagge sull’oceano come Plage Achakar e Plage Sol. In estate sono molto frequentate e piene di vita, ma offrono comunque una sosta perfetta se volete un po’ di relax.
Noi abbiamo proseguito verso Assilah, fermandoci però sulla strada per visitare le celebri Grotte di Ercole, uno dei luoghi simbolo di Tangeri. Purtroppo però la fila per entrare era interminabile e abbiamo preferito proseguire. L’accesso è a pagamento e, in alta stagione, l’afflusso di turisti è davvero notevole.
Proseguendo lungo la costa, siamo arrivati verso metà pomeriggio ad Assilah, un piccolo gioiello affacciato sull’Atlantico. Conosciuto come il “paese degli artisti”, ogni anno ospita un festival durante il quale pittori provenienti da tutto il mondo realizzano murales che restano sulle case della medina, trasformandola in una galleria d’arte a cielo aperto. Passeggiare senza meta tra queste stradine bianche decorate da colori vivaci è un’esperienza che ti resta nel cuore. Qui abbiamo comprato una tela per il nostro soggiorno, un souvenir speciale.
Da non perdere il mirador sul mare, perfetto per ammirare il tramonto, e la spiaggia principale, lunga e sabbiosa, con acqua sorprendentemente calma e non gelida. Nel centro storico c’è anche una piccola spiaggia incastonata tra la scogliera e le mura.
Per cena ci siamo fermati appena fuori dalle mura della medina, al ristorante Ali Baba, dove abbiamo gustato piatti tipici marocchini e ottimo pesce a prezzi più che onesti. La sera, il centro di Assilah si anima di vita: bancarelle, musica, ristoranti e un via vai di gente che ricorda un po’ la movida delle località balneari italiane.
Abbiamo dormito presso Casa Bahia, una struttura arredata con gusto, a due passi dalla spiaggia e dalla medina: posizione perfetta per vivere la città a piedi.
Giorno 14 – Rabat
La giornata è iniziata presto, con una passeggiata sulla lunga spiaggia dorata di Assilah, ancora silenziosa e illuminata dalla luce soffusa del mattino. Peccato aver avuto a disposizione una sola notte per questa cittadina: le avremmo volentieri dedicato un’altra giornata!
Dopo una colazione ricca e curata alla Casa Bahia, siamo ripartiti in direzione di Rabat, percorrendo un tratto di autostrada che ci ha portati nel cuore della capitale marocchina, l’ultima delle 4 città imperiali.
Rabat ci ha accolti con la sua aria ordinata, i grandi viali alberati e un’atmosfera diversa rispetto ad altre città marocchine: è verde, pulita e ospita non solo il re e il parlamento, ma anche le principali ambasciate. La città è divisa dalla vicina Salé da un ampio fiume e offre un mix unico di siti storici, aree residenziali moderne e quartieri popolari.
Con il nostro driver abbiamo iniziato con la visita dal Palazzo Reale: accesso gratuito, ma con controllo passaporti obbligatorio, e possibilità di ammirare solo l’esterno. L’imponenza dell’edificio e la cura dei giardini meritano comunque la sosta.
La tappa successiva è stata la Necropoli di Chellah, patrimonio UNESCO. L’ingresso costa circa 270 dirham per due adulti, uno studente e un ragazzo, con possibilità di noleggiare un’audioguida in italiano. Il sito, in parte ombreggiato, conserva resti della città romana di Sala – con il foro, i bagni pubblici, il tempio della triade capitolina e l’arco di trionfo – e strutture islamiche del periodo merinide, come la moschea di Abou Youssouf Yaacoub, la madrasa, il mausoleo del sultano Abu El Hassan e l’hammam. L’atmosfera è resa ancora più suggestiva dalla presenza di numerose cicogne che nidificano sulle rovine.
La tappa successiva è stata la Torre Hassan e il Mausoleo di Mohammed V, simboli della città, situati uno adiacente all’altra. La torre, gemella di quelle di Marrakech e Siviglia, faceva parte di una moschea mai completata, che sarebbe stata tra le più grandi al mondo. Il mausoleo è sorvegliato da guardie a cavallo e custodisce le tombe reali in un ambiente riccamente decorato. Questi siti sono accessibili gratuitamente.
Il pomeriggio lo abbiamo dedicato a scoprire Rabat a piedi, partendo dalla Kasbah degli Oudaias, un quartiere fortificato piccolo ma incantevole, con vicoli bianchi e blu che conducono a una terrazza panoramica sull’oceano e sul fiume Bou Regreg. Accanto si trovano i Giardini Andalusi, gratuiti, un’oasi di ombra e quiete con fiori variopinti e piante esotiche. La medina di Rabat, vivace e caotica, offre uno spaccato della vita locale, ben diversa dalla vicina Salé, che invece ci viene sconsigliata per scarsa sicurezza e pulizia.
La giornata si è conclusa nel nostro riad, Dar Mounia, in posizione perfetta per esplorare la città a piedi. Dalla terrazza panoramica, con vista sulla kasbah e sull’oceano, abbiamo cenato in modo informale ordinando una pizza tramite app Glovo. Dopo cena, una passeggiata sul lungomare ci ha regalato l’ultimo sguardo sull’Atlantico illuminato dalle luci notturne di Rabat.
Giorno 15 – Casablanca, Marrakech
Dopo una buona colazione al bar del nostro riad, abbiamo lasciato Rabat per raggiungere Casablanca, la più grande città del Marocco e uno dei principali porti del continente. Lungo il tragitto, il panorama si alterna tra aree industriali, fabbriche e zone residenziali moderne, segno del ruolo economico strategico della città.
Il cuore della nostra visita è stata la Moschea di Hassan II, una delle più imponenti del mondo islamico nonché unica moschea attualmente visitabile in Marocco. Situata sul mare, sembra quasi sospesa sull’oceano. È la terza moschea più grande al mondo e la seconda per importanza religiosa dopo quella della Mecca. L’ingresso costa 140 dirham per gli adulti e 70 per studenti e ragazzi; si può accedere solo con la guida e le visite partono ogni ora, disponibili in italiano, inglese, francese e spagnolo.
All’interno, la moschea colpisce per la sua imponenza e per la capacità di accogliere fino a 20.000 fedeli uomini nella grande sala principale, a cui si aggiungono altri 5.000 posti riservati alle donne nei matronei. L’edificio, completato nel 1993 su progetto di un architetto francese, è il risultato di sei anni di intensi lavori che hanno visto all’opera i migliori artigiani del Marocco. Ogni dettaglio architettonico racconta la grandezza dell’opera: i maestosi lampadari di Murano alti dieci metri illuminano gli spazi; il marmo di Carrara e quello proveniente dal sud del Paese riveste le solide colonne in cemento armato; tetto e matronei sono realizzati in pregiato legno di cedro proveniente da Fès e Ifrane, impreziosito da raffinati intagli in stucco. Le porte, venticinque in tutto, sono in titanio e decorate con rame, tra cui spicca quella reale riservata al sovrano. A dominare la struttura è l’imponente minareto, alto ben 200 metri, il più elevato di tutto il mondo islamico.
Il pavimento è riscaldato in inverno e il tetto può aprirsi. Nella sala delle abluzioni, decorata con fontane a forma di fiore di loto, possono prepararsi alla preghiera fino a 1.440 fedeli contemporaneamente.
Il mihrab, decorato con grande maestria, indica la direzione verso la Mecca, mentre l’imam guida le cinque preghiere quotidiane e la predica del venerdì. Interessante anche scoprire che la chiamata alla preghiera non è registrata: il muezzin la recita in arabo classico, amplificata da microfoni nascosti.
Abbiamo concluso la visita al piccolo museo annesso, prima di rimetterci in viaggio verso Marrakech, percorrendo l’autostrada e facendo una sosta in un negozio di ceramica molto conveniente, consigliato dal nostro driver Mubarak.
Per questa ultima notte marocchina abbiamo dormito presso il riad, Belko, situato nella medina: comodo per raggiungere la piazza Jemaa el-Fnaa, ma senza particolari plus (il più brutto di quelli in cui abbiamo alloggiato).
Abbiamo concluso la giornata con un ultimo giro tra i vicoli e una cena in compagnia di amici italiani al Tajin Darna Rooftop, gustando un tajine con vista sulla piazza più vivace del Marocco.
Giorno 16 – Ritorno in Italia
Il giorno 16 è stato il nostro ultimo in Marocco: di prima mattina Mubarak ci ha accompagnati all’aeroporto di Marrakech, da dove abbiamo preso il volo delle 9:30 per rientrare in Italia. Con un po’ di emozione lo abbiamo salutato, ringraziandolo per aver reso questo viaggio indimenticabile.
Conclusione del nostro itinerario in Marocco
In 16 giorni abbiamo percorso circa 3.200 chilometri, toccando gran parte delle mete più iconiche del Marocco: dalle quattro città imperiali alle oasi nel deserto, dalle coste atlantiche ai villaggi berberi incastonati tra le montagne. Un viaggio intenso, a tratti faticoso per le temperature non propriamente miti, ma capace di regalarci emozioni che resteranno scolpite nella nostra memoria.
Il Marocco ci ha accolti con la sua ospitalità sincera, ci ha incantati con i suoi colori vividi – il blu di Chefchaouen, l’ocra del deserto, il verde delle vallate – e ci ha deliziati con sapori autentici: tajine fumanti, pane appena sfornato, tè alla menta servito sempre con un sorriso.
È stato un itinerario pensato per una famiglia con adolescenti, e possiamo dire che è stata una formula vincente: ogni giorno ha portato qualcosa di nuovo, mai monotono, capace di catturare l’attenzione anche dei più giovani. Abbiamo vissuto momenti di avventura, scoperta culturale e relax, creando un mosaico di esperienze che racconta la vera anima del Paese.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’organizzazione perfetta di Mubarak, che con professionalità e disponibilità ci ha aiutati a costruire l’itinerario nei minimi dettagli, coordinando tempi, orari e soste con una precisione incredibile. Grazie alla sua esperienza e alla profonda conoscenza del territorio, siamo riusciti a tagliare i tempi morti e a vivere ogni giornata al meglio, senza stress e con la certezza di essere sempre nel posto giusto al momento giusto.
Siamo tornati con la sensazione di aver solo scalfito la superficie di ciò che il Marocco ha da offrire, ma con la certezza che, un giorno, torneremo a perderci tra le sue medine e a lasciarci trasportare dal profumo delle spezie nei souk.

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